Tremendo, come il passato si affollava alla mente, annullando il tempo finché i vecchi odi, i vecchi terrori diventavano di nuovo vivi e ossessionanti.
— Sogni piacevoli, per l’avvenire, ma quando tutto è finito si resta con un pugno di mosche.
— Eh già — confermò Maggie con tono asciutto. — Quando si è vecchi, con i capelli grigi, non resta che stare a sedere davanti alla tazzina del caffè nelle mattinate fredde e umide, e rivangare sulla passata gioventù.
Casey non poté fare a meno di sorridere, La compagnia di Maggie faceva quell’effetto. — Non mi sembrate molto compassionevole — disse, in tono di rimprovero.
— E perché dovrei esserlo? Tutti gli esseri umani hanno dei guai, me compresa. Parlando tra compaesani, dove avete pescato ricordi tanto di lusso?
— Frequentando chi di dovere.
— Gente importante?
— Teste vuote. Un paio di tipi sul mio stampo, usciti dalle scuole superiori, con pochi quattrini e troppe idee.
Era proprio facile chiacchierare con Maggie. Con quei discorsi, però, riaffioravano le nostalgie e le nostalgie non erano lussi che Casey potesse più concedersi. Respinse la sedia e, come parlando a se stesso, osservò: — Non mi lamento, sono fatalista. Un giorno si è padroni del mondo e l’indomani s’impara che un vestito da duecento dollari sembra esserne costati trentasette, dopo averci dormito dentro.
La giacca che Maggie stava traendo dal piccolo armadio non offriva quell’aspetto, ed era evidentemente stata stirata da poco. — L’ho rinfrescata — disse con aria vaga. — Era sporca.