L’assegno era firmato da Victor Vanno. Il nome non significava nulla per lui, ma il timbro sul rovescio indicava che il denaro era stato incassato a una banca nella La Salle Street e questo era un aiuto. Vanno era dunque in città o per lo meno c’era stato al momento in cui l’assegno era stato riscosso. Se i suoi indizi non erano sballati, Victor Vanno doveva trovarsi ancora a tiro. Era logico che esistesse un secondo personaggio, Gorden non avrebbe potuto agire da solo, qualcuno doveva servire da complice nel giochetto che si svolgeva tra la signora Brunner e Vanno per finire a Gorden e qualcuno doveva sapere di Carter Groot. Vanno aveva forse incassato l’assegno uscendo poi dalla banca con il denaro in tasca? Troppo rischioso. Era più facile che fosse rimasto in mano sua soltanto il tempo sufficiente per firmarlo.

Uscito dal ristorante, Casey attese poco lontano finché non apparve Maggie. — Indovinate un po’ — le disse. — Ho un incarico per voi. Potete fingere di essere un severo direttore di banca? Provate a telefonare a questa banca per chiedere se Victor Vanno è un cliente abituale. Informatevi se ha un conto corrente, ma soprattutto cercate di ottenere il suo indirizzo. Fate voi, siete in gamba.

— Un dollaro e sessantacinque — fece Maggie con tono deciso.

— Come?

— … compresa la mancia. Sarei potuta restare a casa mia a mangiare minestra in scatola. Su, datemeli.

— Vada per un dollaro e sessantacinque.

Uno strano indirizzo, quello che Maggie riportò dal suo incarico pomeridiano; strano soprattutto per un uomo che faceva affari da centomila dollari. Casey sentiva l’orgasmo salire. Le cose cominciavano ad assumere forma, prendevano proprio la piega da lui auspicata. Lasciò libera Maggie, che brontolava come sempre, e si avviò a piedi lungo la Madison Street.

Circa due isolati oltre il fiume, si fermò. Collimava perfettamente. Il numero sbiadito sulla porta a vetri corrispondeva a quello scarabocchiato da Maggie sull’assegno, e non si trattava certamente di un albergo di lusso. Su un lato un bar-ristorante, sull’all’altro una sala da gioco, e in mezzo l’alberghetto modesto, con l’ingresso grande come una scatola di fiammiferi e le scale strette, che salivano in direzione di una luce giallastra. Casey andò dritto verso il piccolo banco del portiere, da cui un vecchio con una sporca maglia marrone lo stava fissando.

Alle sue domande questi non si fece più cordiale e ripeté: — Vanno?

— Victor Vanno — confermò Casey.