— Ciao, mamma — le rispose cercando di assumere un tono noncurante. — Che succede? La madre si mordicchiava il labbro inferiore, tenendo d’occhio il tenente, ma questo aveva il viso nascosto dalla tazza.

— Tua moglie…

Phyllis! Mio Dio! Per un pelo non esclamò ad alta voce quel nome. Attese che mamma finisse, non osando aprire bocca.

— … vuole vederti disopra.

Ormai toccava a Johnson dare ordini, e Casey esitò dopo avere mosso un passo verso le scale. — Andate pure — concesse il tenente — e ditele di scendere con voi. Vorrei conoscerla.

“Non ne dubito” pensava Casey, salendo le scale con quanta rapidità gli era permessa da mamma che lo precedeva con il suo passo strascicato. Se non fosse scesa, mettendosi a parlare di Phyllis, chissà, forse ce l’avrebbe fatta a recarsi alla polizia da solo. Adesso era troppo tardi, proprio mentre si delineava la soluzione.

Dopo aver aperto la porta della camera, mamma lo fece entrare e la richiuse, appoggiandovisi contro. Poi disse, con voce afona: — Mi avevi mentito. Avevi detto di non essere nei guai. Mentivi.

— Lascia perdere il predicozzo — sbottò Casey. — Dov’è mia moglie?

— È andata via.

La fissò per un attimo a bocca aperta, stentando a crederle. — Andata via? Dove? Quando?