— Aspetta. Sentiamo il signor Morrow, prima.

Furbo, quel Gorden. Sapeva benissimo che lei l’avrebbe fermato. È sempre il gesto che conta.

— L’avete già sentito il signor Morrow — fece Casey. — Domenica mattina vi ho detto tutta la verità.

(“Sì, ero proprio qui domenica mattina. Lo sapevi, Phyllis, non è vero? È per questo che volevi scappare ieri sera. Invece non siamo scappati. Sei scappata soltanto tu, tra le braccia di Gorden. Perché?” La domanda non ottenne risposta. Neppure un cenno.)

Con tono calmo, la signora Brunner obiettò: — La versione di mia figlia è diversa. Dice che la tenete prigioniera fin dalla notte in cui mori mio marito.

Un sorriso grottesco torse le labbra di Casey. Ormai nulla lo coglieva più di sorpresa, si aspettava qualunque cosa. — C’è altro? — chiese.

— Non vi pare che basti? — Una vampata di rossore era salita al viso di Gorden. — Ad ogni modo, Phyllis può anche dare qualche informazione sul delitto.

— Non mi stupisce — osservò Casey, in tono asciutto. — Ma come mai avete bisogno d’informazioni? Soffrite di amnesie?

La stanza non era più tanto accogliente, e persino il fuoco sembrava freddo. “Parla, Casey Morrow, fai lo spiritoso, non aver l’aria di un uomo che si lascia prendere dal panico, perché è prossimo lo schianto.” Ma ormai sapeva già come sarebbero andate le cose, lo sapeva, adesso che era troppo tardi. Un bellissimo tranello, proprio bellissimo. Oppure no? Qui sorgevano i dubbi assillanti: d’accordo, Phyìlis mentiva, ma chi gli garantiva che non attribuissero a lui l’uccisione di Brunner? Da tempo non si era più abbandonato a tali pensieri, ma ora tutti i vecchi dubbi riaffioravano, e aveva paura. Quando si lasciava prendere dal panico, era soltanto capace di diventare aggressivo, quindi esclamò: — Non occorre che mi diate particolari, so bene che genere di favole vi ha raccontato. Le stesse che le servirono per minacciarmi, se non mi fossi schierato al suo fianco, aiutandola a coinvolgere voi nel delitto, Gorden.

— Mentite!