— Ho una vita molto monotona — disse. — Volevo scrivere qualcosa di eccitante nel mio diario.

Ora che tutto era finito, o quasi, Casey non ricordava che sensazione gli avesse dato la paura. Tornò nel punto dove aveva parcheggiato la guida interna e ripassò davanti allo sporco stabile in mattoni, senza provare l’ombra di apprensione. Anche per strada regnava l’indifferenza. I capannelli di curiosi si erano dispersi e la gente aveva fatto ritorno alle case calde, mentre già da tempo l’eco dell’ultima sirena si era andata spegnendo nell’oscurità. Addio Lance Gorden, bel ragazzo dal cervello troppo fertile.

Il resto fu normale procedura. Filava a buon passo, inconscio della velocità, e ormai il nevischio si stava tramutando in neve, una neve turbinante che si scioglieva nelle strade ma che avrebbe coperto di un sottile velo i campi oltre la Harlem Avenue. Prim’ancora che la guida interna grigia fosse arrivata alla villa cintata dalla palizzata bianca, il pensiero di Casey era tornato a Phyllis.

Nessuno lo fermò, nessuno gli intralciò il cammino. Così doveva essere: tutto era stato prestabilito e ogni suo gesto faceva parte del destino.

L’oscurità era rotta soltanto da alcune finestre illuminate al piano superiore, indubbiamente quelle dell’appartamento di Phyllis.

Come gli riusciva di essere silenzioso quando voleva! In fondo, se avesse potuto avere una seconda vita, la carriera del ladro avrebbe potuto essergli redditizia. Facilissimo. Qualcuno dimentica sempre una finestra o una porta aperta, tutti sbagliano, anche Phyllis Brunner. S’inoltrò cautamente nel buio e quando ebbe trovato le scale si fermò, tendendo l’orecchio. Silenzio di tomba.

Nelle case dei ricchi, per fortuna, le scale non scricchiolavano mai. Ogni asse al suo posto, tappeti sparsi ovunque, cardini ben oliati che non cigolano quando una porta viene aperta di soppiatto. Nella sua camera Phyllis sedeva davanti allo specchio e si spazzolava con cura i capelli color miele. Indossava una vaporosa vestaglia lilla e i suoi movimenti erano calmi e regolari finché, di colpo, la spazzola d’argento s’immobilizzò a mezz’aria.

Casey gliela tolse di mano: pareva essere uscito dallo specchio.

— Casey!

Non fu un grido, ma un sussurro.