— La verità? Che cosa ne sai tu della verità?
Chi sapeva la verità, in effetti? Casey aspettava, sperando che gli potesse rispondere. Perché? Per denaro? Casey Morrow era dunque sceso tanto in basso per qualche miserabile migliaio di dollari? Non poteva essere questa la verità. La verità era lì davanti a lui, con le labbra socchiuse e gli occhi sbarrati per lo spavento.
— So che cosa stai pensando! — gridò Phyllis. — Per via di ieri sera pensi che io ti abbia sempre mentito. Ma non capisci? Non capisci? Ieri sera ho dovuto mentire perché tu hai parlato del matrimonio e la tua vita non valeva un soldo se avesse saputo che eri mio marito. Saresti diventato un altro ostacolo che Lance doveva rimuovere.
— Sarà per questo che mi hai piantato, suppongo. Per questo che ti sei precipitata da lui.
— Dovevo arrivare prima!
— Ma certo! Dovevi raggiungerlo e fargli coraggio, in modo che non crollasse quando la polizia avesse stretto la rete. In modo che non svelasse chi era stato a convincerlo a uccidere Brunner. Che cosa gli avevi promesso, bellezza? Oppure basta che dia freno alla mia fantasia?
— Non è vero…
— Basta con le menzogne! — Casey ne aveva abbastanza. — Smetti di mentire, voglio sapere che cosa ne hai fatto della rivoltella. Voglio sapere dove l’hai messa e se menti di nuovo, ti ammazzo, perdio!
La luce dardeggiava sul tappo appuntito di cristallo ch’egli stringeva in pugno, traendone bagliori sinistri. L’avrebbe uccisa. Perché altro era venuto? Una bugiarda, una serpe infida che uccideva per procura e faceva in modo che i suoi mandatari si ammazzassero l’un l’altro. Meritava di morire. Ma ora l’inerzia si stava impossessando di Casey. La fissava e attendeva senza saperne il perché, visto che non potevano esistere dubbi che Phyllis Brunner meritasse la morte.
— Rivoltella? — ripeté. — Che rivoltella? Non sapevo che ne avessi una.