Come unica risposta, Casey imprecò di nuovo e il tenente sorrise aggiungendo: — Non avreste dovuto svignarvela, ieri sera. Vi avrei evitato molte seccature.
— Me lo immagino!
— È vero. Volevo soltanto rivolgervi alcune domande circa questa lettera d’amore. — Non era una lettera d’amore, bensì il foglio strappato dall’agenda di Groot che Casey aveva spedito alla centrale. — Per essere un investigatore privato — fece Johnson — lasciate delle piste piuttosto chiare.
Strano come apparivano diversi gli occhi azzurri del tenente quando sorridevano. “Forse sto morendo” pensò Casey, “ed è per questo che fa il cordiale.” Piano piano quanto era accaduto nella stanza cominciava a riprendere forma, ma quando volle guardarsi attorno, la grossa mano di Johnson lo respinse contro i cuscini, non prima tuttavia che egli avesse visto ciò che voleva sapere.
— State tranquillo fino all’arrivo dell’ambulanza — ammonì il tenente. — So che è quasi impossibile uccidere un polacco, ma è inutile che vi ci proviate con tanta energia. Abbiamo già sufficienti cadaveri.
— E la signora Brunner?
— È in buone mani, dove sarebbe stata da tempo se non aveste fatto lo spiritoso. Lo so, trovate che io sono uno stupido poliziotto, ma ignorate ancora alcune cose. Forse non sapete che ieri abbiamo ripescato il corpo di Carter Groot dal Lago Fox. Pesava parecchio tanto era pieno di pallottole calibro 38.
Casey cercò di tornare indietro col pensiero e, benché non fosse facile, con un certo sforzo ci riusciva.
— Io so dov’è una 38 che si adatta a quei proiettili — disse. — Scovate un tizio che si chiama Victor Vanno e vi racconterò tutto.
— Ne so sempre più di voi.