Johnson non si vantava. Quando Casey lo fissò, aggiunse: — Inoltre, voi non sapete di che tipo di pratiche si occupasse Carter Groot. Un solo tipo: divorzi.

Casey sapeva di essere rimasto a bocca aperta, ma non gli riusciva di richiuderla. Gli occorse un certo tempo per digerire le parole del tenente, ma poi finì per chiedere: — Gorden?

— Chi altri? Eh già, la signora Brunner sarebbe potuta essere sua madre, ma che significa? Lei aveva bisogno di lui, per dare a bere tutte le sue false opere di beneficenza, e lui aveva bisogno di lei, per pagarsi l’affitto. A un certo momento, Brunner mangiò la foglia e decise di liberarsi di entrambi. Il resto appartiene ormai al passato.

Passato… avvenire. La luce si rifletteva su un oggetto che Johnson rigirava tra le dita, e Casey provò un senso di capogiro nel vederne la punta insanguinata.

— Un bel trucco! — fece il tenente. — Un finto omicidio organizzato per intrappolare un assassino. Avreste potuto lasciarci la pelle, tanto voi quanto la ragazza.

— Invece, siamo vivi, e il trucco è riuscito — ribatté Casey.

Johnson si ficcò in tasca il tappo di cristallo con una smorfia di disgusto. — Commediante! — brontolò. — Perché non ve ne tornate a Hollywood?

Casey chiuse gli occhi. Non aveva più voglia di parlare. Voleva ripartire dal principio, proprio dal principio, e riesaminare i fatti finché ogni pezzo si fosse incastrato perfettamente nell’altro.

La signora Brunner e Gorden, Gorden e la signora Brunner. Ecco la verità. E allora Phyllis non c’entrava affatto. Era stata soltanto impaurita ed era fuggita come potrebbe capitare a chiunque. Gorden e la signora Brunner, non Gorden e Phyllis.

Per di più era viva. Era meraviglioso avere ricordato in tempo che una sola persona poteva essere al corrente dell’esistenza della Luger. Ebbe un fremito e riapri gli occhi.