— Perché siete tornato qui? — chiese all’improvviso. — Perché mi raccontate tutto questo?

Nessuna risposta avrebbe potuto suonare plausibile, e Casey infatti tacque. Maggie si protese a toccare il denaro come per garantirsi che almeno quello fosse vero.

— Ne ho già speso — le disse.

— E se i biglietti fossero marcati?

— Marcati? — Strano, quell’idea non gli era mai venuta. Era stato troppo indaffarato a fuggire da se stesso, troppo intimorito dall’ipotesi del fattorino, che forse era davvero personale, per pensare a una simile possibilità. Se Phyllis Brunner avesse voluto tendere un tranello a qualcuno, non avrebbe potuto trovare un soggetto più adatto. Comunque, Maggie era stata davvero amichevole a suggerirlo.

— Per lo meno ho imbroccato il campanello giusto — osservò Casey.

— Siete proprio sicuro di averlo imbroccato voi?

Era davvero uno spettacolo affascinante osservare Maggie, e l’unico paragone che gli venne in mente fu quello di un cane da caccia pronto a balzare sulla preda.

— Comincio a dubitare che siate finito davanti alla mia porta per caso. Siete stato piantato qui volutamente.

Non parlava a vanvera. Era andata all’altro capo della stanza e ora tornava, spingendo davanti a sé una grande tela. — Conosco una sola persona capace di questo — aggiunse, voltando il quadro. Non c’erano dubbi: si trattava di un ritratto di Phyllis Brunner.