— Benché fosse svanito anche l’ultimo zaffiro?
— Proprio. Era un’ottima modella, in complesso, ma una tremenda bugiarda. — Vedendo lo sguardo d’interesse di Casey, Maggie sorrise. — Non potevo essere certa in modo assoluto che mentisse, per lo meno sulle prime, ma anche la dabbenaggine di Maggie Doone ha un limite. Secondo lei sua madre era stata una famosa prima donna, la più bella creatura d’Europa; ungherese o qualcosa del genere, non ricordo tutti i particolari. Suo padre, d’altro canto, era l’erede di un nobile di rigidi princìpi, che l’aveva cacciato di casa perché disapprovava certe tendenze artistiche del rampollo. Paula non arrivò mai a dichiarare di essere illegittima, ma capivo che l’idea l’allettava.
— Non mancava di fantasia, almeno — fece Casey.
— Questo non è che il principio. Risultava che la bellissima prima donna era morta poco dopo la nascita di Paula, e il padre, affranto dal dolore, era caduto sempre più in basso e al momento viveva in un tugurio a Parigi, servendosi delle sue ultime risorse per dare una buona educazione alla figlia.
— Da Papà Danikoff?
Maggie rise. — I suoi racconti facevano acqua da tutte le parti, ma io non la mettevo mai con le spalle al muro. Non so spiegare, ma avevo sempre un vago timore che potesse diventare una ninfa, o qualcosa del genere, e scomparire. In effetti andò proprio così. Scomparve.
— Un momento, spiegatevi meglio.
— Filò, tagliò la corda senza preavviso. Come vedete la tela non è finita. Stava riuscendo bene, il più bel lavoro che io avessi mai fatto, secondo la mia poco modesta opinione, e quando lei mi piantò in asso ne fui seccatissima. M’informai nel quartiere, ma nessuno sapeva dove fosse finita, come del resto s’ignorava da dove fosse sbucata. Era apparsa un giorno nel nostro mondo squinternato, ne aveva fatto parte per un poco e poi se n’era andata. Uno degli allievi di Papà asserì di averla vista salire in una berlina nera, a mezzo isolato di distanza da qui, e disse che piangeva. Se ne parlò per un poco, ma in complesso noi siamo troppo immersi in noi stessi per perdere il sonno a causa del prossimo. Io però, come dico, ero rimasta male per via del ritratto.
— Finito o no — disse Casey, che trovava giustificato il dispiacere di lei — a me piace. Le assomiglia molto.
— Grazie, gentile signore — sorrise Maggie. — Un’osservazione come questa mi rende quasi vostra schiava per la vita.