— E poi?

“Poi…? Bisogna che mi accerti” pensava Casey. “Potrei essere un assassino, uno sposo, o un palo involontario, o magari tutte e tre le cose. Ma devo accertarmene.”

— In questa stagione fa troppo freddo per giocare a tennis — osservò. — Chissà come occupa i suoi pomeriggi quel biondo atleta?

6

Sotto la pioggia, Casey Morrow portava un cappello nuovo e teneva il capo chino, con il bavero dell’impermeabile rialzato. Avrebbe potuto notare che infiniti sosia lo sorpassavano frettolosi su ogni lato, e invece si sentiva vistoso come un esquimese nel deserto. Ricercato dalla polizia, e per quali reati Dio solo lo sapeva. Gli sarebbe stato facile convincersi della inutilità di questa spedizione, o almeno posporla finché la stampa si fosse calmata, ma non esisteva un posto dove nascondersi. Anche lo studio di Maggie era un indirizzo pericoloso, e l’attesa sarebbe stata un vero calvario. Quando svoltò finalmente nel porticato degli Uffici Brunner, gli pareva di avere inghiottito un’elica in movimento. C’era da aspettarsela che Gorden avrebbe avuto il suo ufficio in vicinanza di quelli del futuro suocero.

Lo studio pareva uno scenario di Hollywood prima del periodo di economia: sala a pannelli di legno verniciato, un tappeto paragonabile a un folto prato, e al di là delle finestre al diciassettesimo piano il lago e il cielo si fondevano in una squisita sfumatura grigiastra. Ancor più squisita la bionda prosperosa seduta dietro un tavolo col ripiano di vetro che fungeva da scrivania. Più squisita, ma non meno gelida.

— Il signor Gorden non c’è e non è atteso. Tutti gli appuntamenti per la giornata sono stati disdetti.

Le parole le uscivano di bocca come fosse stata una telescrivente, nonostante il suo aspetto tutt’altro che meccanico.

— Non ho un appuntamento — spiegò Casey. — Volevo soltanto vedere il signor Gorden.

— Lo so, dite tutti così.