— Esattamente.
— Chissà perché?
— Le domande le faccio io! — ribatté Gorden con tono secco.
Per un secondo Casey provò uno strano senso di formicolìo alla nuca e il modo con cui l’altro stringeva nervosamente l’ombrello gli riportava alla mente una macabra fotografia di un attizzatoio insanguinato. Si scrollò di dosso quel senso di disagio e riuscì a tirar fuori un debole sorriso, dicendo: — Avrò raccattato qualche sciocco pettegolezzo. Mi ero messo in testa che qualche mese fa la signorina Brunner vi avesse piantato per unirsi a una compagnia di balletti.
Nello sguardo di Lance gli riusciva di leggere un po’ di tutto: ira, stupore, colpevolezza. Ma forse erano tutti giudizi avventati.
— Siete stato male informato — ribatté Gorden. — Alla signorina Brunner la danza interessa quanto le altre arti, ma non è mai stata fonte di screzi fra noi. Per di più vi consiglio seriamente di non pubblicare le vostre opinioni.
— In questo momento m’interesso poco di ciò che si deve pubblicare e ciò che non si deve pubblicare — osservò Casey. — Siete sicuro che non esistesse un malinteso fra voi due quando la signorina andò al bar Nuvola ieri pomeriggio?
Questa volta si aspettava davvero che l’ombrello gli si abbattesse sul cranio, invece Gorden si limitò a mordersi il labbro e non fece un gesto. Piano piano la sua tensione parve allentarsi, e, dopo aver deposto l’ombrello sulla scrivania dal ripiano di vetro, si frugò in tasca e ne trasse un portasigarette d’oro. Mentre accendeva le mani gli tremavano.
Alla fine disse, lentamente: — Avevamo i nostri piccoli litigi, s’intende, come accade a tutti i fidanzati. Del resto la signorina Brunner ha un temperamento nervoso e tende a preoccuparsi molto per suo padre.
— E per la segretaria del padre?