Quella mocciosa — e non era altro, nonostante le lunghe ciglia e la bocca provocante — diceva le cose più impensate.
— Ora so chi siete! — Il tono di Casey era trionfante. — Appartenete a un’opera sociale. Il vostro visone mi aveva tratto in inganno, sulle prime. — Si trattava infatti di un visone che non rispondeva al concetto che si era fatto di lei, a meno che in quel quartiere non si facessero le cose in grande stile. Lei, poi, lo portava come se ci fosse abituata dalla nascita.
— Mi dispiace di sembrare uno zoticone — aggiunse. — Manco da tanto tempo dalla mia città, che mi sono arrugginito. Che cosa volete, esattamente?
— Avete una sigaretta?
Gliela diede, considerando che se l’era guadagnata, e lasciò che se l’accendesse col suo accendisigari incastonato di pietre, mentre l’osservava procedere tastando il terreno.
— Siete sospettoso, mi pare — gli disse. — Mi va, denota intelligenza.
— Grazie, signora maestra. Quando mi darete il premio?
— Non siate scontroso. Chissà, potrei essere la fortuna che bussa alla vostra porta.
— Non c’è pericolo. — Casey scrollò la testa. — L’ultima volta che la fortuna bussò alla mia porta la feci entrare. Ora non ho più neppure una porta.
— Era bella?