— Mi costò cara.
— La sposaste?
— Non mi costò cara fino a questo punto.
Poteva darsi che fosse frutto della sua fantasia, ma ebbe l’impressione che queste sue confidenze le garbassero molto. O l’aveva imbroccata oppure stava scivolando nello stato che fa parere felice il prossimo. Ogni volta che posava sul tavolo il bicchiere vuoto, uno pieno lo sostituiva. Tutto andava dunque a gonfie vele, finché il cameriere non s’impossessò del dollaro solitario. Per un momento, Casey fu sommerso da un’ondata di solennità, perché l’essere al verde, totalmente al verde, non è uno stato che vada preso con leggerezza, e il suo dolore era tale, che non riusciva a dissimularlo.
— Era davvero il vostro ultimo dollaro? — chiese la ragazza.
Lui sospirò: — Davvero.
— In tal caso, potrebbe interessarvi un lavoro.
Casey rimase perplesso. Non era la prima volta che gli veniva proposto un lavoro, sebbene mai in modo così diplomatico, ma l’ora, il luogo e la ragazza erano privi di logica. Concluse d’aver immaginato la scena. Nonostante il suo piano di buttar giù un sorso e non pensare al domani, il subcosciente non gli dava tregua. E dal momento che si trattava di pura fantasia e che la ragazza era frutto delle libagioni, tanto valeva esser cordiali.
— Quale sarebbe il vostro progetto? — le chiese.
— Che attività svolgete?