Quasi quasi le credeva, ma forse lo spingeva il suo grande desiderio di crederle. — E chi l’ha mai detto? — ribatté. — A voi occorreva un capro espiatorio su cui far ricadere la colpa quando le cose si fossero messe male. Come mai vi è mancato il coraggio? Perché non avete strillato per chiamare la polizia? Credevate forse che avrebbero dubitato della vostra tragica storiella? — Trasse di tasca le banconote, Casey le soppesò e riprese: — C’è anche il movente, e un uomo che ha perso la memoria non può difendersi.
— Per voi è dunque tutto chiarissimo, non è vero? — Il grido di lei era una protesta, una difesa.
— Possono essermi sfuggiti alcuni particolari.
— Tutto chiarissimo!
Nonostante il visone gocciolante, non mancava di una certa dignità. Non pareva tipo da piangere facilmente, e infatti dai suoi occhi non sgorgò una lacrima. Taceva, ma quando si scostò un poco le sue spalle erano scosse da un tremito.
— Se aveste un’altra versione… — azzardò Casey.
— Grazie, grazie davvero!
— Santo Dio, che cosa pretendete che pensi?
Non era stata sua intenzione gridare così, ma non voleva farle credere di avere il minimo dubbio e non desiderava averne. Tutto il giorno non aveva fatto che ripetersi che tipo di donna fosse e non intendeva mutare opinione. Eppure aveva sempre saputo di mentire a se stesso. Ora ne era ancora più conscio, mentre Phyllis si volgeva di nuovo verso di lui e lo fissava con sguardo perplesso, indagatore. Così umidi di lacrime, i suoi occhi sembravano più grandi, e lei pareva piccina e spaventata.
— Scusate — disse — è tutto il giorno che mi sto rodendo. Non avrò riflettuto su ciò che avreste pensato, ma se volete ascoltarmi…