Casey ascoltò, ma non in quel momento, perché i minuti successivi gli occorsero per sollevare Phyllis che si era accasciata sul pavimento.

— È svenuta. Mi stava parlando e a un tratto è svenuta. È infreddolita e inzuppata.

— Lo vedo — disse Maggie. — Smettetela di comportarvi come il solito maschio buono a nulla e ficcatevi da qualche parte, mentre io le tolgo gli abiti bagnati. Andate a fare il caffè… se ne siete capace.

Casey si ritirò in cucina e cominciò a fare un baccano del diavolo col macinino e la cuccuma. Già un guaio vedere una ragazza in lacrime, vederla svenire era ancor peggio. Nessuno poteva esser più gradito di Maggie quando si era precipitata nello studio con aria stupefatta, prendendo subito le redini della situazione. Sulle prime gli aveva lanciato un’occhiataccia come se fosse stato lui a tramortire Phyllis — se non peggio — ma non era questo a dare quel tremito alle mani di Casey mentre dosava il caffè. La causa del tremito avrebbe richiesto una lunga analisi, e stava appunto procedendo a farla, quando Maggie lo chiamò.

— È viva — stava dicendo — e parla.

— Casey…

Solo allora lui si rese conto che conosceva il suo nome. Doveva sapere tante altre cose sul suo conto che non ricordava di averle detto, ma ormai non erano più importanti. Si accostò al divano, su cui sedeva avvolta in una coperta militare, e si sedette al suo fianco.

— Va bene, ascolto — disse.

— Non è come avete detto voi.

— E allora?