Maggie chiese: — Dopo dove sei andata?

— Mi sono avviata verso casa… per andar da mia madre, ma non ho potuto.

— Perché?

— Non lo so, non me la sentivo.

— Se vi picchia — osservò Casey — nutrirò grande ammirazione per lei.

Phyllis sollevò di scatto il capo biondo e lo fissò con occhi lampeggianti. Gridò: — Non mi credete! Non volete credermi! Ormai avete stabilito di non credermi, e, qualunque cosa io dica, non cambiereste opinione. Ma perché dovrei avere ucciso mio padre o incaricato voi di farlo? Era l’unica persona a cui volessi veramente bene.

Nascose il viso nella coperta che l’avvolgeva e, pur non piangendo, rimase tanto immobile che gli altri due non osarono disturbarla. Dopo poco rialzò la testa e prese a scrutare il viso di Casey con la stessa espressione assorta del giorno prima al bar Nuvola.

Finì per dire con tono calmo: — Voi mi aiuterete a scoprire chi è stato a uccidere mio padre.

— Davvero?

— Sì, e non sarà difficile. Il compito più arduo sarà di provarlo. È molto scaltro.