— Sarà meglio, perché in caso contrario sarà sufficiente che io vada alla polizia a dire che mi avete rapito dopo avere ucciso mio padre.
Già da un po’ Casey si aspettava il colpo mancino. A volte nella vita è possibile discutere, ma in questo caso l’aria decisa e dura di Phyllis lo precludeva. Lanciò una occhiata a Maggie, e questa osservò: — Siete in trappola.
— Non è detto! — ribatté, soffocato dall’ira.
Si volse di scatto per fronteggiare la ragazza, che gli sedeva a fianco con l’aria sicura di sé. Sicura e soddisfatta. — Si tratta della vostra parola contro la mia — le disse — e io preferisco la mia. La polizia ha metodi molto rigidi quando si tratta di omicidio e cerca sempre di trovare il movente. Più ci penso e meno moventi vedo da parte mia, a meno che voi mi aveste pagato per commettere il reato, e in tal caso non fiaterete con anima viva. Dopo tutto Darius Brunner non era nulla per me.
— Come no!?
— Mi è forse sfuggito qualche particolare?
Un lento sorriso si diffuse sul viso di Phyllis e quel sorriso non auspicava nulla di buono per Casey Morrow. Se lo sentiva nella bocca dello stomaco.
— Vi è sfuggito tutto — disse la ragazza. — Mi è toccato andare fin nell’Indiana e anche sorreggervi durante la cerimonia, ma ho trovato un magistrato miope e avido di denaro quasi quanto voi. Ho notizie da darvi: sono la signora Casey Morrow.
Tacque un attimo per dar modo alle sue parole di penetrare, ma in fondo Casey non era stupido. Era il modo di fare di lei che lo faceva ammutolire. Indubbiamente aveva avuto le sue ragioni per compiere un simile passo, e quelle ragioni potevano significare grossi guai.
— Quest’onore mi è costato cinquemila dollari — aggiunse Phyllis. — Avrei potuto trovare ciò che cercavo a minor prezzo, ma quando vi ho visto coccolare il vostro ultimo dollaro al bar Nuvola ho intuito che eravate la persona adatta. Avevo ragione, non vi sembra?