— Ha ragione, Alicia — fu pronto a intervenire Gorden. — Io non posso rimanere, perché devo consultarmi di nuovo con il tenente Johnson, ma tu cerca di riposare. Ti telefonerò appena mi sarà possibile.

A giudicare dal rumore della porta che si apriva e si richiudeva, queste parole dovevano essere state l’addio di Gorden, e Casey ne provò un gran sollievo. Udì i passi del domestico avviarsi verso la cucina e gli parve che trascinasse i piedi, come se fossero indolenziti per avere seguito il funerale con un paio di scarpe nuove. Appiattendosi contro la parete e spiando attraverso la fessura tra l’uscio dello studio e l’intelaiatura, gli riuscì di scorgere di sfuggita la schiena dell’uomo, le sue spalle e un ciuffo di capelli brizzolati. Non appena Petersen fu sparito, nulla si frapponeva tra lui e la porta, eccettuata la figura profumata della signora Brunner.

Aspettò che anche lei si muovesse, che si avviasse in qualsiasi direzione che non fosse quella dello studio, ma ancora una volta la fortuna non gli arrise. Preceduta dalla sua ombra, si avvicinò e si fermò sulla soglia, fissando l’oscurità in silenzio. Era troppo vicina perché Casey potesse vederla chiaramente, ma la luce della lampada del corridoio illuminava il suo profilo classico. Bellissima, di una bellezza fuori del comune, la signora Brunner non assomigliava alla figlia. L’effetto di insieme, in Phyllis, vivace e colorito, a volte perfino aggressivo, nella madre era invece di calma, eleganza e dignità. Indossava un abito di velluto nero, e al collo portava una collana di perle. L’espressione impassibile del suo viso era certamente frutto di intere generazioni abituate a dominarsi. Per la prima volta dall’inizio di quell’incubo, Casey fu conscio di un’.atmosfera di tragedia e dovette lottare contro il folle impulso di uscire dal nascondiglio per dire alla signora Brunner che sua figlia non era morta, che stava bene ed era al sicuro. Ma poi? La domanda ebbe l’effetto di una doccia gelata.

Aveva perso il senso del tempo: in quello stato di tensione i secondi parevano ore, ma finalmente la donna si mosse e, immersa in chissà quali pensieri, tornò lentamente sui suoi passi. Casey attese ancora, sempre in ascolto, finché non ritenne possibile un tentativo di fuga, e allora uscì da dietro la porta e attraversò il corridoio illuminato con la rapidità concessagli dalle sue gambe malferme. Soltanto quando fu in strada respirò a pieni polmoni.

Leta Huntly abitava in un minuscolo appartamentino nella Diversey Street, poco lontano dalla Sheridan Road.

L’alloggio al terzo piano guardava sul retro e dava su uno stretto vicolo di dubbia pulizia e su un fazzolettino di prato che a volte era verde, ma non certamente nel mese di novembre. Veniva definito uno studio in quanto il letto era truccato da divano, la tavola truccata da scrivania, e la cucina si chiudeva come un armadietto. Lindo, pulito e dall’aria molto utilitaria, come la stessa signorina Huntly, che si truccava da segretaria efficiente. Mentre Casey entrava nella stanza, tutto ciò attirò la sua attenzione, perché gli parve avere un preciso significato. Se la signorina Nardis, nell’ufficio di Gorden, era stata esatta nelle sue poche velate allusioni riguardo ai rapporti di Leta Huntly con Darius Brunner, questi doveva essere stato un uomo di gusti semplici e dalle poco visibili manifestazioni di generosità.

— Assicurazione? — ripeté Leta con tono freddo. — Non m’interessa…

— Non sono qui per fare una polizza — intervenne prontamente Casey. — Rappresento la Società di Assicurazioni Midwest e vorrei rivolgervi alcune domande.

Buona mossa. Aveva ricordato che una delle matrici di Brunner portava quel nome, e Leta non era in uno stato d’animo scettico. A giudicare dal pallore del suo viso grazioso ma non conturbante, doveva essere ancora sotto l’impressione penosa del funerale.

— So che è un momento difficile — continuò Casey, prendendo posto su una delle sedie dallo schienale rigido poste intorno al tavolo trasformabile — ma sono certo che vorrete aiutarci a chiarire questo triste caso.