— Forse è un corto circuito.
— Si direbbe… — L’uomo scese dalla scala e si accostò alla porta di Groot. — Viene da qui — disse.
Casey non si era sbagliato circa le chiavi. Una corrispondeva alla porta, e lui era alle spalle del custode quando questi l’infilò nella serratura. Mentre l’ometto entrava nell’ufficio diritto filato, Casey diede una pedata al lembo di gomma fumante per farlo sparire, poi fece scattare la serratura in modo che la porta non potesse più venire chiusa a chiave. Il resto fu un gioco da bambini. Si avviò giù per il corridoio e attese finché il custode, dopo avere ripiegato la scala, non si allontanò brontolando. Quando anche la eco dei suoi passi si fu spenta per le scale, Casey entrò nell’ufficio.
L’aspetto non faceva pensare ad affari prosperosi. Oltre il piccolo ingresso dal mobilio scarso e di vecchia data, trovò una scrivania tutt’altro che decorativa, una poltroncina girevole sgangherata e un paio di archivi di metallo. Un pallido sole autunnale, che filtrava attraverso i vetri rigati dalla pioggia, accentuava la polvere accumulatasi da quattro giorni e le condizioni piuttosto inconsuete di uno degli archivi. Casey guardò con più attenzione e finì per capire come mai uno dei cassetti era semiaperto. Non sarebbe anzi mai più tornato allo stato primitivo dopo il trattamento subito dalla serratura. Per un attimo provò la sgradevole sensazione che un paio d’occhi gli fissasse la nuca, ma chiunque avesse ricordato che Groot avrebbe indubbiamente avuto una velina di ogni suo rapporto era già arrivato e ripartito da tempo. Apri il cassetto e frugò tra le pratiche riposte con ordine, ben sapendo che non avrebbe trovato quanto cercava. Brown, Bymer, niente Brunner. Nessuna prova che indicasse il soggetto, lo scopo o le conclusioni di un’indagine richiesta dal morto. Nessuna prova, e neanche l’ombra di Carter Groot. Concluse che si trattava di un complesso di fatti degni d’interesse.
Ora aveva per lo meno una base su cui agire, assai più convincente delle accuse di una bambina fantasiosa. Oppure no? Era davvero convincente, o così pensava Casey Morrow, il quale in fondo non chiedeva che di essere convinto? Dopo tutto, aveva soltanto trovato un archivio scassinato. Tra i punti negativi c’era anche lo sgradevole sospetto che non sarebbe stato facile rintracciare Groot. Fece un tentativo con la scrivania, ma i cassetti non presentavano interesse particolare. Per lo più vuoti, in mezzo a buste e orari di autobus trovò una piccola agenda contenente annotazioni a matita, che gli parvero in codice finché non le ebbe esaminate più attentamente, e allora si tramutarono in colonne di spese particolareggiate. Verso la fine dell’agenda trovò ciò che cercava: Brunner Darius: anticipo 250 dollari, seguito da una serie di cifre che ammontavano in totale a milleduecentottantasette dollari e quaranta “cents”.
Pur non dicendogli nulla di nuovo, l’agenda confermava nero su bianco. S’infilò in tasca gli appunti e diede un’occhiata all’orario degli autobus, nell’eventualità che l’inafferrabile Groot fosse semplicemente andato a sbrigare un altro incarico, come pareva pensare il custode. L’orario non fu di alcun aiuto: nessun segno, nessun nome sottolineato. Dovette a malincuore convincersi che non avrebbe scoperto altro in quello studio, e che doveva darsi ancora parecchio da fare se intendeva trovare Carter B. Groot.
Alla fine riuscì ad estorcere al custode un indirizzo. Quando vi giunse, si trovò in uno stabile in mattoni gialli, dal porticato di cemento e la porta di pannelli di vetro, gestito da una malinconica padrona. Come previsto, Groot non c’era. Non si vedeva dal lunedì. Lunedì sera? Forse sì, forse no. La donna aveva già il suo bel da fare, senza controllare le andate e venute dei suoi inquilini. Comunque, non appena fosse tornato lo avrebbe certamente visto.
— Non ha ancora pagato l’affitto di novembre — si lamentò — e ormai siamo quasi in dicembre.
Casey era sempre pronto ad afferrare le occasioni al volo. Disse subito, con tono comprensivo: — Mi dispiace proprio, e spero che il mio vecchio amico non si trovi in difficoltà finanziarie. Se lo fosse, sarei felicissimo di aiutarlo. Forse tornerà presto, e mi converrebbe aspettarlo.
Due occhi scaltri e calcolatori lo scrutarono. Gli abiti di Casey erano di buon taglio, le scarpe di lusso, e l’orologio che esaminava con ostentazione era costato un sacco di quattrini.