— Non dovrei… — esitò la donna.

— Oh, a Carter non importerebbe. Siamo vecchi amici.

— Non vorrei che perdesse l’occasione di vedere un amico. Non c’è niente di male se vi faccio aspettare da lui, suppongo.

Lo fece entrare, e l’interno rispondeva esattamente all’idea che si era fatta Casey; arredato con lusso nel 1929 e mai più rimodernato. Comunque non era venuto per ammirare le tende e infatti per prima cosa esaminò gli armadi. Il guardaroba di Groot non era eccezionale, ma la presenza di una valigia consunta su uno dei ripiani escludeva in modo abbastanza pieno l’idea che fosse partito per un viaggio di affari, a meno che non avesse avuto troppa fretta per preparare il bagaglio. Poi passò alla stanza da bagno, dove non mancavano né lo spazzolino da denti né il rasoio.

Casey vagò per l’appartamento, senza sapere cosa stava cercando di preciso. Il letto era fatto, ma il suo sguardo fu attirato da un giornale gettato con noncuranza sul bracciolo di una vecchia poltrona a dondolo. Sul tavolino a fianco della poltrona c’erano una radio, un portacenere colmo di mozziconi e un bicchiere di whisky mezzo vuoto. Fu appunto il whisky a lasciare perplesso Casey, a cui non andava di vedere una buona bibita abbandonata in quel modo. Prese posto sulla poltrona e cercò di ricostruire mentalmente la scena. Groot doveva essersi seduto a fare una bevutina prima di coricarsi (il giornale era l’edizione della sera), fumando una sigaretta e fors’anche con la radio accesa. Quando Casey allungò la mano e girò il bottone, l’Iniziale ronzio fu seguito da una voce asciutta che dava numeri in codice alle macchine di ronda della polizia. Bicchierino, sigaretta, chiamate della polizia. Tutto fu chiaro: un quadro dipinto a olio non avrebbe potuto esserlo di più.

Controllò la data sul giornale, ma sapeva già che doveva essere di lunedì. Doveva essere di lunedi sera, perché appunto lunedì sera Brunner era stato assassinato. Quel lunedì sera, Carter Groot, che si era appena intascato un bell’onorario per scoprire i loschi retroscena di un nemico a cui Brunner l’aveva giurata, stava seduto in poltrona, quando aveva udito la chiamata che significava un omicidio in casa di Brunner.

Casey poteva soltanto immaginare che cosa contenesse il rapporto scomparso dell’investigatore, ma Groot, che conosceva l’identità della persona che aveva buone ragioni per volere la morte di Brunner, doveva avere subito una scossa a quella chiamata.

A questo punto il quadro diventava confuso. Che cosa aveva fatto Groot? Sarebbe potuto andare alla polizia, ma era ovvio che non aveva agito così. Avrebbe potuto nascondersi, reazione improbabile per un uomo della sua professione. Conscio di stare misurando Groot sul proprio metro, Casey pensò all’eventualità che Groot avesse barattato il proprio silènzio, a peso d’oro. Un simile piano poteva essere pericoloso, ma non conoscendo Groot e non sapendo quali fossero i suoi princìpi, si trattava d’indovinare.

Ancora intento a fare ipotesi, quasi senza accorgersene apri il cassettino del tavolo e, in mezzo a vecchi programmi ippici, trovò una manciata di fotografie e un cartoncino di un locale notturno. In ogni fotografia, tutte simili e monotone, era ritratto un uomo elegante, sorridente, sui trentacinque anni, che stringeva a sé una ragazza. In alcune i due erano su una spiaggia e, l’uomo faceva bella mostra del suo torace, in altre lo sfondo era la neve o una panchina di giardino pubblico. In ognuna però la ragazza era diversa, e l’uomo sempre lo stesso. Casey concluse che Groot aveva una vita galante molto piena.

Il punto tuttavia di vero interesse era la fotografia incollata sul cartoncino. Lo stesso individuo sorridente ora stringeva in mano un bicchiere di whisky e con un braccio cingeva le spalle voluttuose di una bellissima bionda dall’abito profondamente scollato. Non appena riuscì a strappare gli occhi dalla scollatura, Casey riconobbe la bionda: proprio la segretaria di Lance Gorden, la signorina Nardis dai grandi occhi castani.