Stavano tutti in piedi, illuminati dalla forte luce proveniente dal soffitto, ed era inutile nascondersi che mamma fissava l’anulare della mano sinistra di Phyllis, appoggiata tanto visibilmente sul braccio di Casey, quella mano che pareva nuda senza la vera matrimoniale. Una svista a cui nessuno dei due aveva badato fino a quel momento. Phyllis aveva già fatto miracoli, procurandosi uno sposo così sui due piedi, ma l’anello era proprio un particolare che mamma avrebbe serbato da conto insieme agli altri suoi sospetti.

Cercando di sviarla, Casey disse: — Stai proprio bene e anche John è in forma… Avrà molto da fare, suppongo.

— Ti occorre denaro?

Non esisteva ragione perché la domanda fosse imbarazzante. Era una vecchia abitudine di mamma di dire senza perifrasi tutto ciò che pensava; che cosa importava se Phyllis udiva e sorrideva tra sé? A Casey Morrow, in effetti, non fece né caldo né freddo. — Non ho bisogno di un bel niente — ribatté con tono secco. — Ti ho già detto che passavamo di qui, e se vuoi possiamo anche andarcene.

Era fatta. Nello sguardo di mamma il sospetto non si sarebbe più dileguato neppure per far posto al dispiacere. La sua dura risposta l’aveva tradito, perché Casimir lottava soltanto quando si trovava con le spalle al muro, e la mamma lo sapeva meglio di chiunque altro al mondo. Fu allora che Phyllis, calma e attenta osservatrice di tutta la scena, fece un passo avanti e passò un braccio attorno alla magra vita della vecchia, dicendo: — Non fategli caso. Abbiamo viaggiato tutto il giorno, è stanco, e quando è stanco diventa irascibile come una scimmia. Se la nostra presenza deve essere un disturbo per voi, ce ne andremo senz’altro.

La lezione era servita per far capire a Casey di tenere il becco chiuso, e mamma si raddolcì improvvisamente, gli occhi soffusi da un velo di pianto. Fissava il pavimento, torcendo tra le dita un lembo del grembiule, ma ogni sfumatura di acredine era scomparsa dalla sua voce quando rispose: — Non abbiamo lussi, ma la camera di Casimir è come la lasciò. Potete sistemarvi lì.

14

Il sabato era un gran giorno. Un gran giorno per John, che si preparava per la clientela del sabato sera, un gran giorno per mamma, che andava al mercato e preparava i pasti per la fine settimana, e risultò essere un gran giorno anche per Casey. Innanzi tutto, dormì fino a tardi, vinto dalla stanchezza dopo una notte passata a lottare contro il disagio della vecchia poltrona a dondolo presa dal porticato sul retro (senza fornire spiegazioni). Phyllis invece, avendo goduto di un relativo lusso nel letto di ottone, era allegra e di buon umore, quando lui entrò in cucina ancora assonnato, e indossava di nuovo sottana e camicetta, i capelli tenuti stretti da un nastro di colore vivace.

Curva su un secchio, le braccia immerse nella schiuma, non appena posò gli occhi su di lui esclamò: — Casimir Morokowski, torna immediatamente in camera e cambiati quella camicia sporca. Sto lavando alcune cose e tanto vale che ci aggiunga quella.

Casey sorrise divertito. Se avesse continuato a trattarlo su quel tono, mamma avrebbe dimenticato l’assenza dell’anello matrimoniale. In quell’attimo gli balenò la grande idea, e dovette sforzarsi per far colazione tanto aveva fretta di uscire.