Devan si fermò di buon grado a riprendere fiato, osservando con occhio attento il forno. — Ci vorrà altro carbone, Gus, che ne pensi?
— Non credo — rispose il grosso uomo — magari solo un pochino, una sola palatina.
Devan prese con la pala un po’ di carbone e lo gettò nella pila incandescente. Quindi si offrì di sostituire per un momento Gus ai mantici, ma lui scosse la testa e sorrise.
Il ferro che stavano lavorando era il migliore che Devan e Gus avessero ottenuto sinora. All’inizio Devan aveva richiesto dei volontari che cercassero una cava di minerale grezzo; molti interruppero ciò che stavano facendo e si divisero a gruppi in tutte le direzioni per cercare. I primi rapporti riguardavano solo gli animali che erano stati avvistati, alcuni orsi fuggiti nel sottobosco al loro apparire, qualche volpe e qualche lupo (un uomo disse di aver visto un bufalo e qualche cerbiatto).
Un altro uomo avvistò la colonia degli accoliti di Sudduth sistemata a circa venti miglia a sud del lago, in cave calcaree. Disse, pur non essendosi avvicinato di molto, che i “Sudduthiti” avevano preso assai seriamente la faccenda del nudismo, nel quale Sudduth aveva visto, dopo il passaggio dall’Ago e la perdita generale degli abiti, un segno del volere di Dio. Anzi questo improvvisato reporter fu poi preso in giro dagli amici, insospettiti dalle dichiarazioni su cose viste — stando a quanto lui stesso disse — a distanza. Lo scherzò finì in rissa.
Infine alcuni uomini trovarono il rosso minerale dove meno si aspettavano di trovarlo, vicinissimo al campo e quasi in superficie. Cominciarono a lavorarlo nel vecchio modo, caricandolo dapprima su traini di legno, che trascinavano poi lungo il terreno, fin tanto che non si poté fabbricare un vero carro con le ruote.
Devan fece il primo tentativo di estrarre il ferro, da solo, in una fornace allestita all’aperto, mentre soffiava un vento gelido e Betty gli stava accanto per incoraggiarlo. Dopo diversi giorni fu possibile spegnere il fuoco e Devan con orgoglio poté presentare la massa di ferro estratto. Era soffice e malleabile e senz’altro sproporzionato all’enorme fatica fatta da Devan, ma era all’inizio.
Un mattino, un uomo che sino a quel momento si era occupato della caccia e della pesca, si fermò a osservare i lavori. Era Gus Nelson. — Perché non cercate di costruire un altoforno? — aveva chiesto a Devan.
— È quello che penso di fare — aveva risposto Devan — ho voluto però fare alcune prove per vedere cosa si potesse concludere con un’attrezzatura così elementare.
Poi, osservando la possente muscolatura dell’uomo, le sue larghe spalle e l’onesto azzurro dei suoi occhi, chiese al giovane: — Ehi ragazzo, perché invece di star lì a dar consigli non mi dai una mano?