— Stiamo ora preparando una nuova sostanza — disse Devan. — Anzitutto dovremo ridurla nella forma esatta e lasciare quindi che si impregni di carbonio. Vedrete la differenza.
— Così andrà meglio. — Il dentista si rischiarò.
— Lavorate da solo, dottore?
— Ho preso un paio di aiutanti che sto addestrando. Non vivrò in eterno, lo sapete. Sono ridotto a dar loro lezioni soprattutto di notte. — Dalla tasca della sua giubba di pelle tolse un pezzo di pergamena. — Ho disegnato nuovi strumenti. — Li indicò. — Un bisturi, se lo potete fare, una piccola bilancia, altre pinze, degli scalpellini, infine una serie di pinze come vedrete di varie forme e misure, non possedendo un trapano.
— Come farete — gli chiese Devan — quando avrete finito le otturazioni? Potrete fare denti falsi?
— Ci sarebbe lavoro per due o tre dentisti qui — rispose il medico. — Solo ho bisogno di più oro. Enormi quantità di oro.
— Perché non riempite i denti con altre sostanze provvisorie?
— “Altre” sostanze provvisorie? — Il dentista appariva sinceramente stupito. — Questo dimostra quanto poco la gente se ne intenda del nostro lavoro. L’oro è la sostanza migliore che vi sia, è eterna. I dentisti userebbero solo oro per avere risultati soddisfacenti, ma oltre al tempo impiegato per riempire le cavità, bisogna tener conto dei prezzi, che sarebbero troppo alti. L’oro non si appanna e non si corrode. È una sostanza senza pari. Quando io riempio un dente, anzitutto pulisco la cavità, la lascio asciugare e quindi ci introduco un sottile rotolino di oro, poi prendo i miei attrezzi, e sono pronto per il resto del lavoro.
— Magnifico, dottore — disse Devan.
— Troveremo del gesso — continuò il dottore — e ne faremo il cosiddetto “impasto di Parigi”, poi fonderemo una dentiera d’oro con punte arrotondate al posto dei denti, e mi occorreranno pochi stampi per l’impressione che io userò con la malta per avere la forma dell’arco alveolare… — La sua faccia sprizzava entusiasmo. — Mi sembra di vederle. Dentiere d’oro!