— Anch’io ci ho pensato — disse il dottore brevemente. — Non lo volevo dire ma vedete, questa volta non abbiamo fatto nemmeno la prova con il coniglio. Solo con le nostre mani. E io ho ormai troppe capsule in bocca per provare a infilarci la testa.
Devan accese una sigaretta e si avvicinò al dottore. — Mi domando se ci porterà a Chicago. E se non fosse Chicago, ma qualche altro luogo simile a questo? O magari diverso?
— È possibile — disse il dottore. — Non voglio negarlo.
— Ma non ci pensate?
Devan quasi gli stritolò il braccio nell’angoscia di questo interrogativo.
Il dottore glielo fece notare e poi aggiunse che avrebbe acceso un momento la macchina per dare una guardatina.
Il cuore di Devan batteva all’impazzata. Stava combattendo una lotta interna, diviso tra il desiderio e il dubbio di fare una scoperta che facesse crollare tutti i loro calcoli di tanti anni.
— Mettete in marcia la macchina — disse infine — daremo un’occhiata.
Il dottore fece di no col capo. — Le vostre capsule. Le perderete tutte di nuovo.
— Non ha importanza — disse Devan — la prova generale è comunque domani e perderle oggi o domani è la stessa cosa.