Aveva cercato di essere preparato all’eventualità, ma ciononostante la scoperta lo annientò: “Non è Chicago”.

Non c’era segno di vita all’intorno.

Si chinò e toccò la roccia. Era dura, ma non tanto da non cedere un pochino. Non si fidò di allontanarsi da lì per non perdere di vista l’Occhio nel quale avrebbe potuto infilarsi in fretta, qualora fosse successo qualcosa.

Gridò. La sua voce fu portata via dal vento e nessuno gli rispose. Nulla si muoveva; solo il vento che agitava un poco l’erba. Non era alcun luogo che lui conoscesse.

Dieci anni di lavoro perduto. Ora si sarebbe dovuto cercare di correggere o di rifare tutto. Guardò ancora per un momento il luogo deserto, poi retrocesse. Il dottor Costigan era là, in attesa. La stanza illuminata gli parve, per contrasto, allegra.

— Ebbene? — Gli occhi del dottore erano ansiosi.

— Non è Chicago — Devan disse. — Solo una landa deserta e sassosa. Credo che non ci sia nulla. Almeno da quanto ho potuto vedere.

Il dottore lo guardò a lungo, prima di fermare la macchina. — Raccogliete le vostre capsule.

Devan si curvò e nello stesso tempo sentì le cavità nei denti toccandole con la lingua. Quando le ebbe raccolte, il dottore gli porse un bicchiere.

— Beviamo — disse il dottore. — Beviamo per commemorare ciò che voi probabilmente considerate dieci anni di lavoro sprecati.