— Ma dottore! Il signor Orcutt ha portato Devan fin qui per vederlo.
— Io non ce l’ho con voi, dottore — disse Devan. — Io stesso se avessi avuto qualcosa di molto importante e avessi deciso di non mostrarla, avrei agito ugualmente. Non ci sarebbe niente di male se non mi fossi già trovato molte volte in simili situazioni con Sam.
— Un momento, Devan — disse Orcutt. — Mi spiace di essere il colpevole di tutto questo. Io ho promesso a Devan che avrebbe potuto vedere la macchina. — Poi, con espressione decisa, continuò: — Ma la deve pur vedere se vogliamo avere l’approvazione del Consiglio oggi pomeriggio! — Guardò il suo orologio da polso: — Sono le undici, la riunione è all’una e trenta, e ci sono un sacco di cose da fare.
Devan si lasciò cadere su una sedia, accese una sigaretta e li guardò tutti e tre con aria disgustata. — Sentite — disse — sono in affari da un sacco di tempo. E mi sembra improbabile che ci sia qualcosa di così sensazionale da meritare tutte queste esitazioni, a meno che non si tratti di una nuova superbomba. Perciò, tirate fuori questa faccenda e fatela un po’ vedere, o dirò al Comitato che cosa penso di tutta questa macchinazione.
— Devan — disse Sam con voce ferita — non sapete cosa state dicendo.
— È meglio che lo lasciate vedere, dottore — disse Orcutt — altrimenti la cosa sembra realmente senza senso.
Per un momento il dottor Costigan non si mosse dal centro della stanza e i suoi occhi apparivano pieni di furia repressa. Poi si ricompose e si diresse verso una porta che si apriva sull’altro lato della stanza.
— E va bene — disse, togliendosi una chiave di tasca e infilandola nel lucchetto.
Devan aveva una tremenda voglia di ridere, ma si trattenne. Si volse verso Sam, poi verso Orcutt e, vedendo l’espressione sorridente di questi, si chiese quanta parte di quella commedia fosse a suo favore. Dopo che il dottore ebbe aperto la porta, Devan schiacciò il mozzicone della sigaretta e seguì gli altri nel locale.
Era una piccola stanza, approssimativamente di tre metri per tre e cinquanta, illuminata da parecchie lampade fluorescenti tutt’intorno alle pareti. Lungo una di esse c’era un banco e sul muro sovrastante erano disposti, bene in ordine, alcuni strumenti familiari agli studiosi di elettronica.