— Ebbene…? — La voce di Sam era trionfante.

“Va’ al diavolo” pensò Devan. “State proprio cercando di mettermi alle strette! Volete che mi arrenda, eh?”. Si volse lentamente, seccato che lo avessero messo in stato di inferiorità. “Non sarà così facile avermi” si disse.

— Dottor Costigan, volete far ruotare il vostro ordigno di novanta gradi? Lo potete fare senza tirare nessuno di quei fili? — domandò.

Il dottore lo guardò con attenzione, soffregandosi il mento. — Credo di sì. — Pose il cilindro più vicino ai pannelli, e lo mosse nel senso voluto da Devan.

— Avete una lampadina con un filo lungo abbastanza da arrivare fin qui, in modo che io possa guardare nella cavità?

Il dottore frugò in un cassetto e ne tolse una lampada schermata, con un lungo filo. Devan infilò la spina in una presa elettrica e accese.

— Ora, Ed, se non vi dispiace, infilate il braccio nel cilindro mentre io osservo l’operazione dall’altra parte.

Si curvò in modo di avere l’orecchio sul banco, e sistemò la luce davanti a sé, in modo che l’apertura del congegno fosse bene illuminata.

Orcutt si mise dall’altra parte del cilindro.

— Cominciate pure — disse Devan. Osservava con attenzione le dita distese di Orcutt che, illuminate, si avvicinavano alla cavità. Quando la mano entrò nel tubò, vide una cosa incredibile: le punte delle dita sparirono e, come se fossero state tagliate nette, si videro distintamente ossa, vene e muscoli. A mano a mano poi che la mano avanzava, l’effetto di sezione passò dalle nocche al palmo e quindi al polso. Contemporaneamente al procedere del braccio di Orcutt, la manica della giacca diventava flaccida e vuota, scivolando lungo la cavità, a mano a mano che Orcutt introduceva il suo braccio. Alla fine la manica uscì per pochi centimetri dalla parte di Devan, e quando Orcutt non poté continuare oltre, si fermò.