Vista la sua sia pure impercettibile esitazione, Orcutt si offrì subito di sostituirlo, ma Basher rifiutò e aspirata con forza una boccata dalla sigaretta, la gettò per terra schiacciandola col piede. Pochi centimetri lo separavano dall’apertura del tubo. Si avvicinò e rapidamente infilò la testa, che sparì. Diversi pezzetti di metallo caddero tintinnando nell’interno della cruna.

Dopo pochi istanti, Basher uscì: — Fa freddo là dentro — sentenziò — c’era un’arietta pungente, ma non ho visto assolutamente nulla. Bisogna proprio che ci entri per capirne qualcosa.

All’improvviso smise di parlare e impallidì, muovendo al tempo stesso la bocca e passandosi la lingua intorno ai denti.

— Accidenti — urlò — mi si sono staccate tutte le capsule.

— Gli oggetti inanimati non possono passare nella mia macchina — spiegò Costigan, mentre gli altri si avvicinavano all’apertura dove giacevano i pezzettini metallici caduti dai denti di Basher.

Basher allungò la mano per raccoglierli e questa sparì. Improvvisamente sentì che gli mancava l’equilibrio e che stava cadendo in avanti. Lanciò un grido. Una dozzina di mani lo afferrarono per trattenerlo e ne ritrassero solo i suoi abiti. Vuoti.

Basher era scomparso nella cruna. Del tutto.

Attesero per un po’ che tutto si svolgesse come previsto nella cavità, e che Basher tornasse fuori. Niente.

L’attesa fu vana. L’unica cosa viva rimasta loro dell’amico scomparso in quel buio misterioso era l’eco dell’urlo lanciato da Basher.

Il primo a muoversi fu Sam che, con il volto contratto dall’orrore, e come se stesse scorgendo delle forme mostruose, guardò nella cavità.