— Non perdiamo la testa — intervenne Costigan, tirando Sam per un braccio. — Esaminiamo bene la situazione.

— Abbiamo i suoi abiti — continuò — e non potrà star là dentro molto a lungo, nudo com’è ora. Non c’è che da stare tranquilli ad aspettare.

L’attesa fu lunga e silenziosa. Orcutt accese la pipa. Holcombe e Devan una sigaretta. Sam Otto riprese il sigaro che gli era caduto nel parapiglia successo alla scomparsa di Basher.

Solo Costigan rimase in piedi a esaminare le indicazioni dei pannelli di controllo.

Devan si sentiva, a mano a mano che il tempo passava, sempre più a disagio. Si era parlato del freddo del tubo e pensava alla orribile condizione nella quale si doveva trovare Basher. Non avrebbe resistito, si disse. Ma dove era andato? Dove?

Riandò agli esperimenti precedenti che Costigan aveva effettuato e pensò che l’acqua trovata le prime volte e poi l’aria, sin da allora avvertita, indicavano la relazione esistente tra quella cavità e un mondo al di fuori di essa, simile al nostro, in quanto dotato degli stessi elementi naturali. Acqua e aria. Pensava, pensava e le idee gli si confondevano sempre più.

— Basher è morto. — Il silenzio fu rotto da queste crude parole pronunciate da Tooksberry e provocò le proteste unanimi.

— E perché non torna fuori, allora — insisté trionfante Tooksberry.

— Qualcuno deve entrare a vedere cosa è successo — disse Orcutt. — Da parte mia mi posso benissimo proporre per questo incarico.

— No, Ed — Devan lo pregò — nessuno lo deve seguire. Potremmo fare la stessa fine e scomparire misteriosamente uno dopo l’altro.