— Abbiamo visite — disse Sam.
— Spero che non vengano per altre domande — ribatté Orcutt.
— C’era fuori della gente che stava discutendo col poliziotto di guardia; adesso sta venendo dalla nostra parte.
Poco dopo infatti comparvero sulla porta i tre accompagnati da un poliziotto. — Dicono che hanno un messaggio dal vostro capo — spiegò l’agente. — Li conoscete?
I tre a fianco a fianco furono oggetto di un esame. L’uomo alto aveva un’aria eccessivamente piena di sé, pensò Devan. Tutto nel suo atteggiamento confermava questa impressione; il mento volitivo e volto in alto e le labbra tra cui stava un grosso sigaro. Gli occhi erano pieni di fuoco, il suo cappotto scuro era “démodé” e il cappello frusto, ma pulito.
Al suo fianco stava una donna che aveva un naso molto sporgente, occhi rotondi e capigliatura nera che usciva disordinatamente da un vecchio cappello scuro. Teneva le labbra strette, con espressione dura.
Il terzo uomo stava completamente rigido, coi piedi che formavano una V, le spalle indietro, l’abito ben stirato, almeno da quanto Devan poteva vedere dal cappotto aperto. Il suo viso era comune, ma aveva negli occhi qualcosa di fanatico.
— Mai visti prima d’ora nel mio ufficio — disse Devan.
— Neanch’io — confermò Orcutt. E gli altri annuirono a loro volta.
— Chi è il capo, qui? — chiese l’uomo grosso con voce cavernosa.