— E che volete? — sbottò Devan, irritato dai suoi modi.

— Chi è mai questo capo? — chiese Sam Otto, incuriosito.

— Chi altri se non Dio? — spiegò l’omone. — E noi siamo i suoi figlioli. Io sono Eric Sudduth della “Missione Sudduth”, giù nella via, e questa — indicò la donna — è Sorella Abigail, Direttrice del lavoro di Assistenza e Rendenzione delle donne. Orvid Blaine, l’Eminente Fratello qui accanto, è l’Assistente Direttore del Lavoro.

Devan si presentò a sua volta. — E che volete da noi?

— Dovete fermare la macchina — Sudduth disse. — Dio ci ha fatto sapere che state interferendo con il Suo lavoro, e il Suo volere. Le due persone sacrificate sono state un Suo avvertimento. La macchina dev’essere distrutta.

— Amen — pronunciò Sorella Abigail.

— Vi conviene fare come dice lui — l’Assistente Direttore bofonchiò fra i denti. — Non vogliamo che il volere di Dio venga disprezzato in questo modo.

— Mi spiace averli fatti entrare — si scusò il poliziotto. — Quest’uomo disse…

— Fermate la macchina e ci sarà gloria per voi e gloria per me — disse Sorella Abigail, rivelando nel sorriso lunghi denti aguzzi.

Devan scrutò Orcutt e nei suoi occhi lesse il disagio. Ci fu un lungo silenzio penoso che Devan accomunò mentalmente a un altro silenzio del genere cui aveva assistito, quando a una recita di dilettanti uno degli attori aveva perso il filo del discorso, che era assolutamente indispensabile ai fini di quanto gli altri avrebbero detto, impedendo loro di superare quella sua amnesia.