Prima di ritirarsi dalla pedana, il sindaco presentò il tenente Johnson, che a sua volta presentò un sergente, a nome Spencer, il quale impartì istruzioni ai dodici volontari.

Essi si spogliarono, eccezion fatta per un paio di pantaloncini corti e scarpe da tennis e calzini. Quando furono pronti si misero in fila e, agli ordini del sergente, mossero verso l’apertura dell’Ago. Dopo essersi presi per mano. Fu un momento di grande tensione quello che segnò l’entrata del primo uomo nella macchina, a mento alto e petto in fuori.

Immediatamente il secondo uomo lanciò un grido e si piegò sulle ginocchia, facendo un enorme sforzo per non entrare subito nell’Ago. Gli altri lo trattenevano consci del suo malessere, ma lui fece intendere che sarebbe entrato.

— Lo tengo ancora — disse riferendosi al compagno al quale era unito — ma lo sento abbassarsi.

Quindi entrò.

Avanzò poi il terzo poliziotto, drammaticamente teso in ogni suo muscolo, col corpo coperto di sudore. Senza una parola, procedette lentamente a piccoli passi finché la misteriosa cavità lo inghiottì.

Fino a quel momento la catena era stata mantenuta, ma dopo l’entrata del terzo poliziotto accadde un fatto molto drammatico.

Il quarto uomo si arrestò prima di entrare, sbigottito e tremante, cadde a terra al livello dell’apertura con gli occhi fuori dell’orbita, la bocca spalancata e un colorito che da rosso si fece via via sempre più scuro, fino a diventare violaceo.

Quando i suoi compagni tentarono di allontanarlo dall’apertura, tutti videro, con orrore, che la sua mano destra era vuota: non era unito a nessuno davanti a sé. Si alzò un mormorio di sgomento al quale seguì un silenzio vasto e tragico.

9