[110] Pudo manejarle en la edición de Milán, 1558. La de Venecia, 1565, es posterior al Patrañuelo.

[111] «Novella II. Una matrigna fa preparare da un suo schiavo il veleno al figliastro perchè non vuol condescendere alle sue voglie. Per iscambio lo beve un suo proprio figliuolo minore d' età. Il figliastro n' è accusato e lo schiavo depone contro di esso. Un vecchio medico comparisce, e confessa aver egli dato allo schiavo quel beveraggio, che è un sugo da far dormire. Si corre allora alla sepoltura, ed il fanciullo è trovato vivo. Condanna dello schiavo, e della donna».

Il Pecorone di Ser Giovanni Fiorentino nel quale si contengono novelle antiche belle d'invenzione e di stile. Milán, 1804. (De la colección de Clásicos Italianos), tomo II, pág. 138.

[112] Véase lo que de ella decimos en el tomo primero de los Orígenes de la novela, pág. CLIX.

[113] «Novella I. Il Re d'Inghilterra sposa Dionigia figliuola d'un Re di Francia, che trova in un convento dell'isola. Partorisce due maschi in lontananza del marito, ed obbligata, per calunnie appostele dalla suocera, a partirsi, con essi va a Roma. In quale occasione riconobbero i due Re con estrema gioja, l'uno la moglie e l'altro la sorella».

Il Pecorone... Tom. I, p. 203.

[114] Compárese la patraña tercera de Timoneda con la novela primera de Masuccio, cuyo argumento dice así:

«Mastro Diego è portato morto da messer Roderico al suo convento. Un altro fratre credendolo vivo gli dà con un sasso, e crede averlo morto. Lui fuggesi con una cavalla, e per uno strano caso se incontra col morto a cavalla in uno stallone, lo quale con la lanza alla resta, seguelo per tutta la città. Lo vivo è preso, confessa lui essere stato l'omicida; volesi giustiziare. Il cavaliere manifesta il vero, e al fratre è perdonata la non meritata morte».

Il Novellino di Masuccio Salernitano restituito alla sua antica lezione da Luigi Settembrini, Napoli, 1874. Pág. 7.

En Masuccio la acción de la novela pasa en Salamanca, y el protagonista es un fraile, el Maestro Diego de Arévalo. Timoneda, que por otra parte abrevia mucho el cuento, le traslada á París y el héroe es «un quistor llamado Sbarroya».