La Signora fottuta à capo basso
Piangeva ad alta voce si dolente,
C'havrebbe humiliato un Sathanasso,
E un bulo in bizzaria fatto clemente.
Dicea: Deh! perche 'l petto hor non mi passo,
Acio i non senta cianciar fra la gente,
A San Marco, à i Frari, e da ciascuno,
Ch'io degnamente habbia havuto 'l trentuno?
Hor sera pur contenta questa e quella,
Invidiosa di mia buona sorte.
Come 'l Venier lo sa, fara novella,
Perch'aprir non gli volsi un di le porte.
Gia ogni barcaruol di me favella,
Et parmi udir da i putti gridar forte,
Sul ponte di Rialto, a cio s'intenda:
Chi vol de la Zaffetta la leggenda?
Le lamentation di Geremia
Volea seguir, quando giunser due frati,
Dicendo: Chi è quello? Ave Maria,
Vogliam, Signora, de vostri peccati
Fornir di confessarvi, a ciò non sia
L'anima vostra scritta fra i dannati.
Et l'uno et l'altro à la Zaffa divotta
Cacciar dietro e dinanzi una carotta.
Ma che vad'io contando ad uno ad uno?
Eccoti che sforzata è pur la porta.
Chioggia è venuta à furore, à communo,
Per haver la sua parte de la torta.
È fatto gia mescolanza d'ogniuno.
Ciascuno di chiavarla si conforta,
Et dadosso se l'è tolto uno a pena,
Che l'altro è corso à farla trar di schena.
Havete visto la dal Vener Santo,
Quando ch'ogni plebeo vuol confessarsi,
Stare la turba su l'ali da canto,
Ch'al confessor, come puo, vol lanciarsi:
Cosi, mentre l'un chiava, l'altro intanto
Sta desto, et vuol con la diva attaccarsi.
Son sempre cinque o sei c'hanno 'l pie mosso,
Ch'ognun prima vorria salirle adosso.
Colui che col carbon segna le botte,
Si presto che segnar le puo à fatica,
Sendo passata piu che mezza notte,
Disse: Brigata, e convien pur ch'io 'l dica:
Settanta nove lancie havete rotte
Contra la vostra gagliarda nimica,
Si che una botta sola à far ci resta,
Et poi à Dio, che finita è la festa.
L'ultima volta far volse un piovano,
Ch'in chiavar monasteri ognialtro passa,
Il qual fessi menar suo cane à mano,
Poi la rivescia sopra d'una cassa,
Et glie lo mette in la vulva e ne l'ano;
Et stringendo 'l poltron la testa abbassa,
Perche 'l fetore ammorba il can gentile
De l'oglio humano et de l'onto sottile.
Un miro d'oglio e di buttiro havea
In corpo la Zaffeta a pena viva,
Il qual di dietro e dinanzi piovea
Su i calcagni e su i piei con foggia schiva.
Onde 'l piovan per lo suo can chiedea
Di quelle carezzine con che priva
Sua Signoria i suoi morosi cari
Di cervello, d'honore e di dinari.
Ma perche 'l giorno ne vien à staffetta,
Il gentilhuom che l'annontio 'l bel gioco
In camera entra, et via caccia con fretta
Il piovan goffo, gaglioffo e da poco;
Poi con una sua dolce predichetta
Riconforta Madonna Angiola un poco,
Et le fa creder ch'un soverchio amore
È stata la cagion d'un tanto errore.
Havete (disse) voi persa la vita,
Per ottanta con gratia chiavature?
Hor sete voi la prima in cio fornita?
Per tutto 'l mondo son de le sciagure.
Ci havete obligo assai, sendone uscita
Sana per tutto, benche grosse e dure
Siano state le lancie ne la giostra,
Eterna gloria à la Signoria vostra.