Ma che vad'io contando ad uno ad uno?
Eccoti che sforzata è pur la porta.
Chioggia è venuta a furor di comuno,
Per haver la sua parte de la torta.
E fatti in un mucciglio, ciascheduno
Per ben chiavarla il primo si conforta,
E d'adosso s'è tolto l'uno appena,
Che l'altro è corso a farla far di schena.

Havete visto là del Vener Santo,
Quando ch'ogni plebeo vuol confessarsi,
A star la turba su l'ali da canto,
Che al confessor il primo vuol lanciarsi?
Cosi, mentr'un la chiava, l'altro in tanto
Stà desto, e vuol con la diva attaccarsi.
Son sempre cinque o sei ch'hanno il piè mosso,
E vorria ognun saltarle il primo adosso.

Colui che col carbon segna le botte,
Si presto che segnar le può a fatica,
Sendo passata più che mezza notte,
Disse: Brigata, convien pur ch'io 'l dica:
Settanta nove lancie havete rotte
Contro la vostra gagliarda nemica,
Si che una botta sola a far ci resta,
E poi per tutti finit'è la festa.

L'ultima volta far volse un Piovano,
Che in chiavar monasteri ogn'altro passa,
Il qual fessi menar suo cazzo a mano,
Poi la rovescia sopra d'una cassa,
E gli lo mette in la vulva e ne l'ano;
Ma teneva il giotton la testa bassa,
Perche il fetor' ammorba il can gentile
De l'oglio humano e de l'onto sottile.

Un miro d'oglio e di butiro havea
In corpo la Zaffetta appena viva,
Il qual di dietro e d'innanzi piovea
Su i calcagni e su i piè con foggia schiva.
Onde il Piovan per il suo can chiedea
Di quelle carezzine come prima
Sua Signoria li suoi morosi cari
Di cervello, d'honor e di danari.

Ma perche il giorno ne viene a staffetta,
Il gentil'huom ch'annontiò il bel gioco
In camer'entra, e fuor caccia con fretta
Il Piovan goffo, gaglioffo e da poco;
Poi con una sua dolce predichetta
Riconforta l'afflitta Angiola un poco,
E le fa veder che 'l soverchio amore
È stata la caggion d'un tanto errore.

Havete, disse, voi persa la vita,
Per ottanta con gratia chiavature?
Hor sete voi la prima in ciò fornita?
Per tutto il mondo son delle sciagure.
C'havete obligo assai, sendone uscita
Sana per tutto, benche grosse e dure
Siano state le lancie ne la giostra,
Eterna gloria a la bravura vostra.

L'Angiola piange e dice: Oh! sventurata,
Come caminerai fra le persone?
La mia grandezza è in tutto rovinata.
Son io da trapolar con un Trentone?
Monaca mi vuò far per disperata,
Ne fin ch'io vivo vuò farmi al balcone.
E ciò dicendo il corpo le fa motto,
Ond'ella sospirando andò al condotto.

Nel render le borsette parse un frate,
Che di menestra scaricasse il ventre,
Et una leggion d'alme non nate
Convien che nella bocca al condott'entre,
In mandragore e in rane trasformate,
In scorpioni, in tarantole; e mentre
Il suo bisogno al cacator facea,
L'oglio favale per tutto correa.

Col suspiramus lachrymarum valle
Rivestissi levata dal condotto,
Pregando il gentil'huom, con basse spalle,
Che del Trent'uno suo non faccia motto.
Il da ben socio il giuramento dalle
Che dirà solamente che fur'otto,
E cosi de fottenti il pio collegio
Le fè la gratia, e diede il privileggio.