Il caso del suo grande et ladro stato,
Che i nostri gentilhuomini ogn'hor soia,
Da una sorte di corrivi è nato,
Che per morbezza, per garra et per foia,
Cercando haver l'un l'altro superato,
À questa Arpia, ch'à chi piu l'ama annoia,
Han dato senza merito à diletto
L'anima e i soldi, à lor marcio dispetto.
Perdonatemi, giovani; l'amore
Ch'io vi porto fa dirmi cio ch'io dico.
Sapete ben ch'io vi son servitore,
Non pur compagno, fratello et amico.
Poi ne la lingua i ho quel c'ho nel core;
Io l'ho detto, et di novo lo ridico:
Le vostre garre, et non gratia o bellezza,
Hanvi abbassati, et lei post'in altezza.
Hora ch'accade? la Zaffetta Diva,
Diciam bella, gratiata et virtuosa,
Poi ch'ella del cervello e danar priva
Ciascun con la sua faccia artificiosa,
Fra l'incazzita sua gran comitiva,
Havea un'amante, ch'è si gentil cosa,
Pieno di leggiadria e cortesia;
Et se non fosse 'l ver, non lo diria.
Il gentil gentilhuom prodigo amante
Sendo fatto di lei, per sorte rea,
Le stava sempre servitore inante,
Com'ella fosse non Zaffa, ma Dea.
Si che pensi ciascun se la furfante
Honestamente rubbava e chiedea.
Perdio, c'han piu discrete e honeste mani
Cingani, marioi, giudei, marrani.
Gran cosa è à dir che l'avaritia stringa
Una puttana si ch'un soldo, un bezzo,
Un guanto vecchio, un puntal, una stringa,
O s'altra cosa c'è di minor prezzo,
Con parlar che tradisce et che lusinga,
Ti rubba sempre, et ha talmente avezzo
L'appetito à far trar, che nel bordello,
Dove son'esse, mandan questo e quello.
Il giovane gentil, che forte amava,
Pur che trovasse fede in la Zaffeta,
Lo spender da par suo manco curava,
Ch'un cavallar di far una staffetta.
Ma non ste molto questa Zaffa fava,
Ch'un'arlasso gli fe, come la setta
De le porche poltrone ognhor far sole
À chi piu dalle, a chi piu ben le vole.
Ogni cosa si puo facil soffrire.
Servitu e danari son niente. (sic)
Ma questo puttanesco ognhor tradire
È quel ch'uccide l'amorosa gente.
Credi sta notte con la Dea poltrire,
Et trovi un'altro tuo luoghotenente.
Brava, frappa à tua posta, amazza e squarta,
Ch'à coda ritta è forza che ti parta.
Non fe 'l giovin gentil frappe o rumori,
Al corpo, al sangue, vacca, slandra, ladra,
Ne con spada ò baston sfogò gli amori,
Anzi dopo l'arlasso in mente squadra
Di vendicarsi, onde doppio i favori
À la Signora, e dandole la quadra,
Piu che mai la presenta e la corteggia,
Acio che 'l suo pensier dentro non veggia.
Passati alquanti di, comincia à dire
Il gentil'huom: Quando vogliam, Signora,
A Malamocco per solazzo gire,
Poi che del darci piacer ne vien l'hora?
Con puttanesco et temerario ardire
Rispose la Madonna Angiola allhora:
Al piacer vostro, tutta allegra e altera,
Ma che torniamo à Venetia la sera.
À l'ordin dar non fu zoppo ne tardo
L'amante da le soie assassinato;
Ma con un dolce piacevol riguardo
Duo giovin gentilhuomini ha chiamato:
Un manda à Chioggia, che la cena al tardo
In punto metta; et l'altro, spensierato,
Buon compagno al possibile e da bene,
Seco per gir con la Signora tiene.