A. dell'E. C. 549. Le provincie del mezzodì della Francia furon di nuovo infestate dalla peste (Papon. l. c.).
A. dell'E. C. 557. Peste di nuovo in Italia, secondo il Lebenswald.
A. dell'E. C. 565. In quest'anno si riprodusse il contagio nell'Insubria e nella Liguria, che ne rimasero per molti mesi il teatro di stragi le più crudeli. Di là il funesto seme pestilenziale si sparse per tutto il resto d'Italia, e per la Francia, penetrò nella Germania, e si propagò con furore per tutto il Settentrione, arrecando in ogni luogo gravissimi danni. Si nota essere stata questa pestilenza la funestissima sopra altre parecchie, e di aver particolarmente devastato la Lombardia (Paul. Diacon. lib. II. cap. 4º Spond. eod. an. s. Gregor. Magn. et Gregor. Turon.).
A. dell'E. C. 571. Peste terribile nell'Alvergna in Francia. Notasi che i buboni si manifestavano alle ascelle, e agl'inguini, e che ne morivano gli appestati nello spazio di due o tre giorni al più tardi (Papon. op. cit. p. 261.).
A. dell'E. C. 579. In quest'anno rigermogliò la peste in Francia, e fu preceduta da straordinarie inondazioni (Pap. l. c.).
A. dell'E. C. 502. La peste divenuta omai quasi indigena in Francia e in Italia, divampava ora in un paese ora in altro con maggior violenza. In quest'anno, secondo Gregorio di Tours, devastò la Lorena, e fu accompagnata da sintomi di grande ferocia, principalmente da quelli, che sogliono accompagnare la vera pestilenza (Papon, e Kircher. op. cit.).
A. dell'E. C. 586-87-88. In questi tre anni vi ebbe peste qua e là per la Francia; e singolarmente nel 586 sul Narbonese. I segni più certi n'erano i buboni agl'inguini, e le petecchie. Negli anni successivi 587 e 88 desolò essa i paesi del mezzodì della Francia; e gli storici accennano che nell'anno 588 si fosse stesa a Lione, e penetrata ben nell'Italia (Papon. op. cit.).
Fra i paesi, che gli storici indicano essere stati afflitti in quest'anno da fiera pestilenza, Casimiro Frescot monaco Benedettino novera la Dalmazia, ed i regni circonvicini, individuando in particolare la città di Zara travagliata più delle altre dal crudo morbo (Thom. Archidiac. Spalaten. Hist. Eclesiast. Salonitan. in Addition. pag. 193.[7]).
A. dell'E. C. 588-89-90. Teneva Maurizio l'Impero, allorchè nel 588 incominciò a serpeggiare in Roma la peste. L'anno 589 di G. C. fu memorando per le devastazioni, che la peste produsse in tutta quasi l'Italia, in Roma particolarmente. Questa atrocissima pestilenza continuò ad infierire nell'anno 590. Fra le vittime d'essa si annovera il pontefice Pelagio II. Di più se ne conta cosa particolare ed è, che molti starnutendo e sbadigliando perdevano la vita, da cui si dice esser nato l'uso di pregar da Dio salute nell'atto che taluno starnutisce. Questa stessa pestilenza invase pure la Spagna e vi si propagò con estrema veemenza. Infestò la Francia, Marsiglia in particolare; nella qual città, giusta quanto asserisce Gregorio di Tours, venne portata da una nave mercantile nel 589, e vi fece tanti progressi, che gran numero di famiglie ne andaron distrutte, le case cambiate in sepolcri, e l'intera città ridotta in un vasto cimitero. La raccolta dell'anno andò interamente perduta per mancanza di coltivatori. In tal circostanza di atrocissima peste nella città di Roma, ed in molte altre d'Italia, di Francia e di Spagna, a Roma furono instituite le litanie maggiori, e l'uso di portare processionalmente le Sacre Immagini, rito poscia abbracciato da tutte le chiese in tempi di calamità pubbliche ed in particolare nei timori del morbo pestilenziale (Platin. in Vita Pelagii II. Spond. eod. an. Gregor. III. Pont. M. c. 19. vid. Legend. Sanct. in Vita s. Gregorii M. Gregor. Turon. Kircher. Thom. Archidiacon. op. cit.).
A. dell'E. C. 591. Nel successivo anno cinquecento e novantuno la peste, essendo pressochè affatto estinta in Italia, si riaccese con nuova fierezza in Francia. Gli storici ce la indicano collo stesso epiteto d'inguinale nella Bretagna, nella Turena, nella Linguadocca, e nell'Aragonese (Papon. Chron. ec. p. 263.).