A. dell'E. C. 599. In quest'anno la peste rigermogliò a Marsiglia ed in tutta la Provenza, comparendo per tutto accompagnata dai medesimi sintomi, che negli anni precedenti erasi manifestata (Papon, iv.).

Secolo VII.

A. dell'E. C. 608. Dopo straordinarie inondazioni e dopo cruda fame, un morbo epidemico si è sviluppato nella città di Roma, e vi recò grave desolazione. Alcuni storici annunciano questo morbo, qual vera pestilenza (Platin. Vit. Bonifac. IV. et Spond. eod. an.). Secondo altri forse desso non fu, che una malattia epidemica d'altra natura.

A. dell'E. C. 615. Il Platina nella vita di Diodato I, e lo Spondano indicano esservi stata pur in quest'anno la peste a Roma, e in altri paesi d'Italia, la quale fu preceduta da orribili terremoti. Pure dietro l'esame di altre memorie sembra fosse questa in vece una lepra o l'elefantiasi contagiosa (Adam. Bibl. Loim. p. 189.).

A. dell'E. C. 618. Vera Peste e fierissima ha quest'anno afflitto la Germania (Georg. Agricol. de Peste lib. III.).

A. dell'E. C. 640. Peste atrocissima e veemente fece in quest'anno infinite stragi a Costantinopoli (Kirch. op. cit.).

A. dell'E. C. 680. In tutta l'Italia e principalmente a Roma la Peste esercitò in quest'anno orribile carnificina. Questo flagello imperversò accompagnato da straordinarie meteore; piogge continue, venti impetuosi, tempeste spaventevoli concorsero ad accrescere la tristezza e lo spavento di quelle desolate popolazioni (Platin, in Vit. Agathonis, et Spondan. eod. an. Paul. Diacon. Kircher opp. cit.). Il Lebenswaldt fa menzione di altre due pestilenze in questo secolo, una più atroce nel 684, che dice egli essere stata accompagnata da Epizoozia; l'altra nel 687; ma non trovandosi queste descritte da altri, e nelle sposizioni del Lebenswaldt trovandosi molta confusione ed incertezza, non si possono dare per vere.

Secolo VIII.

A. dell'E. C. 709. Peste violenta e di straordinaria perniciosa indole desolò in quest'anno la città di Brescia e' suoi contorni. Essa fu per tal modo funesta, che non ci aveva più alcuno, che prestar si volesse all'ufficio di seppellire i cadaveri, a tale che i morti giacevano insepolti d'in sulle strade, e per le case; il perchè venne ogni famiglia incaricata di tumulare i suoi, ed, in mancanza di famigliari, gli abitanti della stessa contrada eran tenuti di dar mano a questo estremo ufficio (El. Cavriol. Chronic. Brixiens.).

A. dell'E. C. 717. Ritrovandosi Costantinopoli assediata da' Saraceni, la peste e la fame hanno sì fieramente travagliato quella città, che vi perirono da trecento mila persone. Contemporaneamente alcune provincie dell'Oriente vennero desolate dallo stesso flagello (Paul. Diacon. lib. 6. cap. 47. Spond. Gratiol. Briet. Lebenswaldt ec.).