A. dell'E. C. 1460. Gli storici narrano essersi sviluppata in quest'anno in più luoghi della Germania una pestilenza d'indole singolare, la quale uccideva irremissibilmente gli uomini robusti, meno però le donne, e più meno i fanciulli (Spondan. eod. an. Kircher. opp. cit.). Si deve supporre questa non essere stata vera peste, ma bensì un altro genere di epidemia.
In quest'anno 1460 fu pur fierissima peste in Zara, per la quale, fra l'altre memorie, avvi una ducale dell'Eccellentissimo Senato Veneto 17 Agosto, in cui leggesi: «Che i Zaratini usciti dalla città per causa della peste possino ritornar in Zara a loro beneplacito». (lib. 11. Privilegior. Nob. Nonens. ad an. 1460).
A. dell'E. C. 1464-65-66. La peste ha ricominciato quest'anno a Ragusi, e vi durò li sovraccennati tre anni. In questo spazio vi uccise grande quantità di persone; e sussistendovi ancora nel 1466, il Senato nel mese di Maggio di detto anno decretò l'erezione di un Lazzeretto vicino alla città, quello, che tuttavia sussiste, e che è il solo in Dalmazia, che accolga le merci sospette provenienti per la via di terra dalla vicina Turchia (Seraph. Cerva Hist. Ecclesiast. Rhacusina p. 288. e segg.; Storia Anonima di Ragusi).
A. dell'E. C. 1473. Calori straordinarj, ed eccessivi, lunga siccità, tempeste desolatrici, e immensa quantità d'insetti devastatori cagionarono la perdita de' ricolti, a cui è succeduta una terribile crudissima fame, la quale ha preceduto la peste, che in quest'anno desolò l'Italia. (Gratiol. Catalog. Pest.; Lebenswaldt opp. cit.).
A. dell'E. C. 1475-76. O non bene estinta, o riprodotta, cominciò di nuovo ad infierire la peste in Italia verso la fine dell'anno 1475. Si propagò essa in più luoghi, ed accrebbe la sua sevizie nel successivo anno 1476, bersagliando più fieramente d'ogni altro paese la città di Roma. Contemporaneamente il morbo fece molte stragi a Marsiglia in Francia. Quest'anno fu considerevole per il continuo piovere dirottamente, per tempeste spaventevoli, ed inondazioni allagatrici; cose tutte, che fanno suppor di leggieri, che sussistessero nell'atmosfera quelle condizioni, e que' principj, che sono i più favorevoli allo sviluppo, ed alla propagazion del contagio.
A. dell'E. C. 1477-78-79. Vedemmo riaccesa la peste in Italia nel 1475, e ampliata nel 1476 inferocire in varie città e paesi; ora seguendo la storia la troviamo di nuovo in Italia nel mese di Agosto del 1478, sparsa in parecchi luoghi farvi di somme stragi. Quantunque gli storici non facciano menzione alcuna ch'essa sia sussistita nell'anno intermedio 1477, si dee però ritenere, che in detto anno non fosse, che minorata, od assopita, non già estinta del tutto; e che quella del 1478 non sia stata, che la continuazione della precedente del 1475 e 76.
Nel detto anno 1478 la maggior parte d'Italia fu crudelmente vessata da atroce pestilenza. A Firenze in ispezieltà fece orrendo strazio di quegli abitanti. Si contavano oltre cinquecento morti al giorno. Venezia pur ne fu presa, e nel corso di detta pestilenza perdette da circa trentamila abitanti; Brescia venti mille, e così altri luoghi. Gli storici fanno menzione di una immensa quantità di locuste, che a quel tempo distrussero i seminati, aumentarono la putrefazione, ed accrebbero le calamità e le miserie di quelle desolate popolazioni (Marsil. Ficin. Libro della Peste capo 2. e 3. Georg. Agricol. Lib. de Peste. El. Cavriol. Chron. Brixiens.).
A. dell'E. C. 1480-81-82. Nel mille quattrocentottanta la peste venne portata dalla Siria nella città di Ragusa col mezzo di alcune balle di cotone infetto, le quali appartenevano a certo Biagio de Ragnina. Si è sviluppata nel giorno 15 Ottobre, e vi durò tre anni. In detto corso sono periti 135 individui del corpo nobile, e 1948 persone delle altre classi (Seraph. M. Cerva Histor. Ecclesiast. Rhacusin. p. 268. Serafin. Razzi Storia di Raugia p. 152. Anonimo Storia di Ragusi an. 1481). Contemporaneamente nell'anno 1481 vi fu peste nella città di Zara in Dalmazia, come si rileva da una pergamena testamentaria esistente nell'Archivio di quella città.
Allo stesso anno 1482 e nel successivo 1483 v'ebbe peste in Francia; intorno la quale notano gli storici, che la frenesia e l'avidità dell'acqua erano sintomi più comuni del morbo per modo, che i malati si precipitavano dai tetti, e si gittavano nei fiumi, e nei pozzi per l'avidità del bere (Briet. Annal. Mund. p. 78. Edit. Vindobonens.). Nel 1483 si riprodusse il contagio in Italia e in Germania, e Norimberga ne fu particolarmente afflitta (V. Statutum Norimbergense).
A. dell'E. C. 1485-86. La guerra e la peste desolarono l'Italia nel 1485 in modo oltre l'ordinario crudele; e le tolsero parte de' suoi pregi. Vi continuò ad infierire anche nell'anno successivo 1486, ed immenso numero di vittime ne restarono alla sua sevizie immolate. A Venezia cominciò nella state 1485, aumentò i suoi furori nell'autunno, continuò tutto l'inverno, e non cessò che nella seguente primavera (Sabellic. Decad. IV. lib. 3.). Volendo credere al Corio, la peste involò alla città di Milano in quest'anni cento trenta sette mille persone (Bernardin. Corio Storia di Milano). Crede qualche altro autore essere questo numero esagerato.