A Danzica il contagio si sviluppò nel 1709, si diffuse con rapidità, e vi durò sei mesi. In questo corso di tempo uccise da oltre ventiquattro mille persone. Il medico Gottwald, che vi fu presente, ne la descrisse nel suo Memoriale Loimicum de Peste Dandiscana anni 1709; così pure il Kanold Joh. nella sua Opera Einiger Medicorum Sendschreiben von der an. 1708 in Preussen, und 1709 in Danzig grassirten Pestilenz. Breslaw 1711.

Circa quest'anni il contagio menò grandi stragi a Marienberg nella Misnia, travagliò fieramente Berlino, ed altri luoghi della Prussia. La Lituania Prussiana ne andò specialmente desolata. Secondo il Büsching nell'anno 1709 quella provincia perdette 59,196 persone pel furor del contagio; il quale del pari fece strazio crudele in Amburgo, e in Augusta, come pure in varie altre città e paesi della Germania. (Erndl, Christ. Henr. in Ephemerid. Natur. Curios. Cent. V. VIII. pag. 227.; Miscellan. Acad. Caes. Natur. Curios. Cent. VII. et VIII; Diederich, And. Christ. Hist. Pest. Hamburgi 1710; Richter Christ. Frid. Relatio Pestis Regiomontani, et alibi in Borussia, Büsching Erdbeschreib. s. c.).

A questi medesimi anni, cioè dal 1707 al 1714, andarono afflitte dalla stessa calamità molte altre provincie e paesi di Europa. Oltre la parte della Polonia già indicata, oltre la Sassonia, e la Prussia, la peste invase la Samogizia, la Curlandia, la Livonia sul mar Baltico, la Svezia, la Danimarca; e dall'altra parte quasi tutta l'antica Dacia, ossia la Transilvania, la Moldavia, la Valacchia, la Servia, la Bessarabia, la Romelia, e gran parte dell'Ungheria. La città di Posen perdette la metà circa de' suoi abitanti; così quella di Sapron, e la contrada di Sagedie nella contea di Czongrad nella bassa Ungheria, e varj altri luoghi di quel regno.

Nel 1712 dall'Ungheria s'innoltrò il contagio nell'Austria, e quindi in Praga nella Boemia. Dall'Austria si dilatò nella Stiria, e nella Carniola. Lubiana ne fu molto travagliata.

Or mi farò a sporre alcune circostanze, che accompagnarono il contagio nell'invadere la capitale dell'Impero Austriaco. Fin dall'anno 1709 la peste menava stragi nell'Ungheria. Nel 1712 s'era già appresa anco alla città di Presburgo. A tale notizia le comunicazioni coll'Ungheria furono più rigorosamente interdette. Malgrado ciò poco appresso dall'Ungheria penetrò il contagio nella picciola città di Bruck sul Leytha nella bassa Austria, e quindi in Vienna. Certa giovane Cristina, Sveva di origine, proveniente dall'Ungheria, introdusse in Vienna il primo seme del pestilenziale malore. Detta giovane fu da prima ricoverata in un giardino fuori del Rossau, posto sul sinistro ramo del Danubio. Ritrovandosi essa in istato di gravidanza ben inoltrata, fu accolta nel civico spedale. Ivi rapidamente morì, non appena cominciatosi a sospettare sulla natura del suo male. Parecchie altre giovani puerpere dello stesso spedale, che si trovaron con essa, infermaron del pari, e si morirono dopo brevissimo corso di malattia, allora non ancor conosciuta. Un cappellano dell'ospitale diede avviso alla Commissione di Sanità di queste morti repentine e sospette. La Commissione ordinò tosto la separazion del locale e di tutto il circondario fuori del Rossau, ove la detta prima infetta era stata ricoverata. Fu quindi prescritto che venissero trasportate tutte le puerpere e le gravide del civico spedale in un apposito Lazzeretto, e ordinati diversi altri provvedimenti e discipline per la preservazione e salvezza della Capitale. Ma insorse grave discrepanza d'opinione sulla natura del male fra i due medici dott. Ruck, e dott. Schultz, deputati all'assistenza de' malati di questo nuovo Lazzeretto, il primo affermando che fosse vera peste, il secondo negandolo. Questa falsa opinione pur troppo costò al secondo la vita, essendosi infermato pur egli di quel contagio. Le discipline e' provvedimenti da opporsi allo sviluppo del morbo per sì fatti contrasti vennero in qualche modo arrestati. Pure si stabilirono alcune sale quasi come di prova per li malati sospetti, e si pensò ad accertarsi meglio della vera natura del male, anzi che con robusti e pronti mezzi opporvisi risolutamente. Quindi il morbo fece per qualche tempo una tregua assai lusinghiera, di modo che fu creduto che al tutto si fosse spento. I magistrati stessi da sì ingannevoli apparenze vennero tratti in errore. Nel Gennajo 1713 di 52 malati sospetti ne morirono 28; nel Febbrajo si contarono appena 28 malati, dei quali 16 morti. Nel Marzo si accrebbe considerevolmente il numero dei nuovi malati e delle morti, li primi essendo saliti a 169, le seconde a 126. Trapassata appena la meta dell'Aprile, mentre vivevasi ancora senza grande trepidazione, la peste, superata ogni linea di opposizione, penetrò in tutti i sobborghi, e nella stessa città. Quivi operò essa in breve apertamente, fattasi generale. Nell'Aprile 365 persone furono colte dal contagio, e per esso 317 vi perirono. Nel Maggio si contarono 694 nuovi infetti, ma non più che 84 morti; in Giugno 891 nuovi infetti, e 701 morti, nel Luglio 1656 infetti, 1201 morti; ne' mesi di Agosto, e di Settembre il contagio montò al suo più alto grado di forza e di propagazione, per modo che più di 4000 persone se ne infermarono, ed a circa 4200 arrivò il numero de' morti[33]. In Ottobre cominciò a scemare il male; dai 2032 malati, che si ebbero in Settembre, il numero scemò fino ai 970. In Novembre poi il contagio era in piena declinazione, 391 soltanto furono i nuovi infermati, 418 i morti. Nel Dicembre non s'ebbero più che 121 malati, dei quali 105 felicemente guarirono. Nel mese di Gennajo 1714 soli 72 infetti, e 54 morti: e nel susseguente Febbraio soli 17 infetti, e nessun morto. In sul finir del Febbrajo il morbo era interamente cessato. La somma totale fu di 9565 appestati fra la città e' sobborghi, dei quali 8644 morirono, e 921 sono guariti; sicchè appena un decimo andò salvo dalla violenza del male. La cessazione della malattia venne attribuita dai più all'effetto del freddo nel verno del 1714. Può esser per altro che ciò sia avvenuto anche per merito de' saggi provvedimenti Politico-Sanitarj, adottati in quella congiuntura dalle ordinarie Magistrature. Una special Commissione Aulica è stata dallo stesso Imperator Carlo VI instituita per provvedere ai bisogni dello Stato nella gravissima circostanza del contagio, e per procurar la salvezza delle suddite popolazioni. In tal circostanza venne pubblicato un Regolamento di Sanità. In ordinata serie stanno raccolte in esso tutte le ordinanze, le istruzioni, le norme, che si emanarono in Vienna per sì luttuosa congiuntura di peste dalla sopraccennata Commissione Aulica. (Pestbeschreibung und Infections Ordnung. Part. II pag. 176 e segg.).

In molti villaggi de' dintorni di Vienna s'è pur dilatato la peste; e si estese con molta rapidità, non però sì feroce. Il primo sviluppo seguì nel Marzo 1713 a Zellerndorf. In Aprile si diffuse a Wahring, Otterkling, Neulerchenfeld, e Hollabrun, e ne' mesi successivi a più di 40 altri luoghi tra villaggi, e picciole frazioni comunali. Serpeggiò in tutto il Dicembre dello stesso anno, e prima del terminar del susseguente Gennaro era estinta per tutto. Il numero delle famiglie colpite dal contagio fu di 762. Di esse 4923 persone rimaste infette, 3776 ne son morte, e 1147 guarirono, le più senza soccorsi dell'arte. In questo tempo di peste l'Imperatore a nome suo e del fedele suo popolo fece voto d'innalzare un tempio in onore di s. Carlo Borromeo, qual protettore contro la peste. Questo voto fu adempiuto, essendo stata eretta la magnifica chiesa intitolata a quel Santo, la quale ammirasi in Vienna al Kärnthner Thor. La prima pietra di questo superbo edificio fu posta il giorno 5 Febbrajo 1716.[34].

Nelle stragi fatte da questa peste in Germania nella Transilvania, Ungheria, Austria, ec. fu osservato che gl'individui più robusti erano più facilmente attaccati, e ne morivano quasi tutti, mentre che i più deboli o n'andavano esenti, o venendone presi guarivano con maggiore facilità. (Benza F. X. Relatio historica Pestis Austriam vastantis, Viennae 1717; Kanold Joh. von den Beulen und Blasen der in diesem fahr in Wien grassirenden Seuche 1713; Jahrhistorie der grossen Menschen-pest von 1701 bis 1716 Vid. Annal. Uratislaviens. Mens. Novemb. 1718; Peima J. B. de Beintema, Loimologia, sive Historia Constitutionis pestilentis annis 1708. 9. 10. 11. 12 et 13 per Thraciam, Sarmatiam, Poloniam, Silesiam, Daciam, Hungariam, Livoniam, Daniam, Sveciam, Saxoniamj, Austriam, variaque loca S. R. I. grassatae, Viennae 1714; Werlosching a Parenberg Joh. Bapt. et Loigk Ant, Loimologia, seu Historia Pestis, quae ab anno 1708 ad 1713 inclusive Transylvaniam, Hungariam, Austriam, Pragam, et Ratisbonam, aliasque conterminas Provincias et Urbes progrediendo depopulabatur, per epistolas ex autopsia et experientia propria medice exarata, Styriae 1716; Brietius Phil. Annales Mundi s. Chronic. Universal. usq. ad an. 1714; Gerbez Marc, Constitutio Epidemic. Labacensis in Carniola an. 1713; Syden. Op. T. II.; Fuker, de Salubrit. et Morbis Hungaricis p. 43; Gensel, Historia Pestis Hungaricae et Viennensis V. Miscell. N. C. Cent. VI. et VII.; Hojer, Untersuchung der anstekenden pestilenzialischen Seuche welche etliche jahre in Europa grassiret, Gotha 1714.; Windisch, Schroeck, Moller Carol. Otton. Orvou Oktatás miképpen kellessék e mostani Pestisses és egyebb mérges nyavalyáknak bero hanássokban Isten segitsége àltal örizésképpen az emberneck magârcil gondot viselni ec., Budae 1740: Boetticher Schamski, et alii).

Anco in Dalmazia vi fu a quest'anni la peste. Nel 1710 serpeggiò essa nei sobborghi di Spalatro, e ne' casali circonvicini. Alle altre città, avendone a tempo interrotta ogni comunicazione, e adottate le opportune misure di precauzione, venne fatto di preservarsi. (Ex Actibus Offic. Salut. Jadrens.)

In Italia sentendosi ardere su tante parti lo struggitore contagio, e già serpeggiando ad essa vicino, si avevano conceputi i più forti timori; e perciò ogni paese tenevasi attentamente in guardia per impedir il passo a questo formidabil nemico, del quale aveasi provato tante volte la tremenda possanza, e che dal 1630 non era più comparso nella Lombardia, e da circa mezzo secolo lasciava tranquilla ed immune ogni altra contrada d'Italia. A questi timori aggiungeva maggiore ansietà la tristissima circostanza, che ne' due anni, dal 1711 al 1713, l'Italia era afflitta da fierissima epizoozia, che distruggeva il bestiame, e da copia insolita di vermi, che rodevano i grani in erba, portandovi la carestia. Ma fortunatamente in mezzo a tanta minaccia l'Italia ne andò illesa; ed il freddo acutissimo del 1714 estinse intieramente la peste, sì nella Germania, e sì nelle altre provincie e paesi già soprattocchi. (Muratori, op. cit.)

A. dell'E. C. 1716-17. In questi anni fierissima peste spopolò la città di Smirne nella Natolia, e le isole della Grecia sull'Arcipelago. Specialmente Scio, Mitilene o Lesbo, e Samo vi furono crudelmente travagliate. Il furor del contagio fece altresì a questo tempo orrendo strazio in Costantinopoli. (Ephemerid. Acad. Natur. Curios. Cent. VII p. 130).