A. dell'E. C. 1718-19 Aleppo, gran città della Soría, soggetta ad esser visitata quasi periodicamente dalla peste, a quest'anni provò sì feroce il contagio, che nello spazio di circa sei mesi perdette da oltre ottanta mille de' suoi abitanti. (Russel Alexand. the Natur. Hystory of Aleppo p. 250. 262 Mertens I. p. 115).
A. dell'E. C. 1720-21. Gli anni mille settecento venti e ventuno sono celebri nella storia delle pesti per le stragi, che questa tristissima calamità fece a Marsiglia, ad Aix, a Tolone, ed in quasi tutta la Provenza, così pure in alcune città della Linguadocca, e nella Guascogna.
Abbiamo gran copia d'Opere scritte sopra questa peste; nè ch'io sappia sopra alcun'altra fu mai scritto altrettanto. Le scandalose quistioni, e' gravi dispareri insorti fra' medici a quel tempo, verisimilmente furono la principal cagione di tante scritture.
Ma prima giova osservare, che nel 1719 fu scarsissimo il prodotto dei grani, del vino, e dell'olio nella Provenza, a tale che mancarono le sussistenze nel 1720; quindi un cattivo e scarso nutrimento aveva già predisposto alle malattie la minuta classe del popolo. A ciò s'aggiunga, che i calori della state furono eccessivi, e piogge continue erano succedute ai calori; e per vario tempo que' paesi andaron soggetti al predominio di furiosi venti dall'Occidente.
Il dì 25 Maggio arrivò a Marsiglia il capitano Chateaud colla sua nave riccamente carica per conto di alcuni negozianti di quella città. Questa nave era partita da Seide (l'antica Sidone), il 31 Gennajo con patente netta, cioè a dire con officiale dichiarazione di Sanità, che a quel tempo non vi aveva in quella città alcun sospetto di mal contagioso; quantunque, come si seppe dappoi, la peste allora serpeggiasse a Seide, ed in varj altri paesi della Soria. Questo capitano prese porto a Tripoli, dove fu obbligato fermarsi qualche tempo per riparare il suo bastimento da alcune avarie sofferte nel viaggio. Tripoli non è da Seide molto distante, e libere e frequenti sono le comunicazioni fra queste due città anco in tempo di peste. A Tripoli fece egli nuovo carico di alcune mercanzie, e fu costretto di prendere a bordo alcuni Turchi, che sbarcar dovea in Cipro. Anco da Tripoli gli venne rilasciata patente netta. Uno di que' Turchi caricati a Tripoli si ammalò per via, e morì in pochi giorni. Due marinaj incaricati di gittar in mare il cadavere, quantunque appena tocco l'avessero, perchè ne fu poi commesso quel pietoso ufficio agli altri Turchi compagni, pur ammalarono poco dopo, e in pochi dì si morirono. Alcuni giorni appresso infermarono altri due marinaj, che sono morti egualmente, e morì pur anco il chirurgo del bastimento, che a tutti questi malati aveva assistito.
Tante morti quasi improvvise forte inquietarono il Capitano; il perchè separatosi dagli altri, si ritirò sotto poppa, donde per tutto il resto del viaggio continuò a dare i suoi ordini. Tre altri marinaj caddero malati nel corso del viaggio, e mancando il legno di chirurgo che gli assistesse, avvisò il Capitano di prender porto a Livorno, dove poco dopo l'arrivo i tre malati morirono nel modo stesso, che gli altri sovraccennati compagni. Il medico ed il chirurgo del Lazzeretto di Livorno dichiararono in un Certificato, rilasciato allo stesso capitano Chateaud, che i detti malati erano morti da una febbre maligna pestilenziale. Il capitano, arrivato a Marsiglia, rimise il Certificato agl'Intendenti della Sanità, e depose che alcuni altri uomini del suo equipaggio erano morti per via. Ciò avrebbe dovuto bastare a impedirgli lo sbarco; pure gliel si permise, depositando le mercanzie nel Lazzeretto, contro l'uso osservato altre volte d'inviare unitamente al carico, a Jarra, isola deserta a qualche distanza da Marsiglia, li bastimenti sospetti di peste, o che lungo il viaggio avevano per malattia perduto alcuno dell'equipaggio. Mentre al Lazzeretto si eseguiva lo scarico delle mercanzie, il dì 27 Maggio ne morì un altro individuo, il cui cadavere fu portato allo stesso Lazzeretto per essere visitato. M. Gueirard, che n'era il chirurgo ordinario, dichiarò che non vi avea trovato nessun segnale di peste. Questo chirurgo, uomo di sperienza, e di autorità, non sapeva però conoscer la peste, che ai segni esterni. Il giorno 31 Maggio entraron nel porto di Marsiglia tre altri bastimenti dagli stessi luoghi sospetti; ed un altro bastimento approdò il dì 12 Giugno. Tutti questi furono portatori di patente brutta, vale a dire, indicante che nel luogo della loro partenza vi aveva sospetto di peste. Ciò non di meno le loro mercanzie, egualmente che quelle del capitano Chateaud, furono tutte rimesse al Lazzeretto pel loro discarico. Infrattanto la malattia continuava nella nave di quel capitano. Nel dì 12 Giugno morì il Guardiano di Sanità, che se n'era posto alla sopravveglianza. Il dì 23 detto infermò uno dei mozzi del naviglio, e contemporaneamente due così detti bastazzi del Lazzeretto deputati allo sborro e al maneggio delle mercanzie di quella contumacia, non che un facchino da espurgo, messo alla contumacia del capitano Aillaud, arrivato il dì 31 Maggio, ma che aveva preso parte nel maneggio delle mercatanzie della prima contumacia. Essi tutti morirono rapidamente fra due o tre giorni. Il chirurgo del Lazzeretto continuò a dichiarare che quelle erano malattie ordinarie. Il capitano Chateaud non tardò molto ad essere la vittima con tutta la sua famiglia della terribile malattia, che aveva egli stesso sgraziatamente seco portata. Gl'Intendenti della Sanità, scossi da tante morti precipitose, si determinarono finalmente di spedire all'Isola di Jarra li quattro bastimenti per ricominciarvi la lor contumacia, contentandosi di far chiudere li bastazzi, deputati all'espurgo nei recinti del Lazzeretto con esso le mercanzie, e d'interdire fra loro ogni comunicazione. Queste precauzioni non impedirono punto che due dei detti bastazzi, posti sopra le mercanzie del capitano Chateaud, non ammalassero il dì 5 Luglio colla comparsa di buboni sotto le ascelle. Quantunque la malattia si mostrasse co' suoi più manifesti segnali, il chirurgo del Lazzeretto era sciaguratamente ostinato nel non volerla riconoscere per tale; e furioso dichiarò che non era che un'ordinaria malattia. Infermò un altro bastazzo il giorno appresso con un bubone all'inguine. In vista di un contagio così evidente e palese, gl'Intendenti della Sanità incominciarono a diffidare, ma purtroppo tardi, del sapere del loro chirurgo; e, per assicurarsi della verità della cosa, si determinarono di fare un consulto. Due maestri chirurghi della città furono chiamati a dar parere sulla malattia, M. Croiset, chirurgo maggiore dell'ospital delle galere, e M. Bouzon, che aveva fatto alcuni viaggi in Levante. Visitarono essi i malati al Lazzeretto in compagnia del chirurgo ordinario di quel luogo M. Gueirard, ed avendo trovato tutti i detti malati con buboni, li dichiararono assolutamente attaccati da peste. La morte di questi tre malati, seguita il giorno dopo, confermò il giudizio e la relazione dei due chirurghi sovracchiamati.
Non vi voleva meno che una dichiarazione forte e deliberata dei due sopraccennati maestri di chirurgia, e verificata col fatto, per determinare a più severe misure gl'Intendenti della Sanità. Fecer essi trasportar fuori del Lazzeretto le mercanzie infette, e le mandarono all'Isola di Jarra, dove in seguito per ordine della Corte sono state bruciate unitamente al corpo del bastimento, che le aveva contenute. M. Gueirard, chirurgo ordinario del Lazzeretto, di cui s'è fatto menzione, non tardò molto a pagare il fio della sua ignoranza, mentre dopo pochi giorni cadde malato e morì. Il sacerdote del Lazzeretto, che aveva somministrato i sacramenti ai malati, contrasse la malattia pur egli, e perì di quella morte medesima. E qui è da notare, che sopra gli altri quattro bastimenti sospetti, giunti a Marsiglia dalle stesse contrade infette poco dopo l'arrivo del capitano Chateaud, non vi sono stati nè malati nè morti durante il viaggio, nè per tutto il corso della quarantena. Un altro enorme fallo, commesso in tal circostanza dagl'Intendenti di Sanità, fu quello di mettere a libera pratica, dopo soli diciannove giorni di contumacia, tutti li passeggieri di queste contumacie sospette, e quegli stessi arrivati colla nave del capitano Chateaud, che entrarono in libera comunicazion nella città il dì 14 Giugno, senza che fossero state prese per essi altre precauzioni, che quella di farli passare, prima della uscita del Lazzeretto, sotto una fumigazione un po' più forte dell'ordinaria unitamente ai loro bagagli; giacchè era uso de' passeggieri, uscendo del Lazzeretto, che portassero seco i loro equipaggi, e sovente anco le lor paccottiglie[35]. Il perchè conviene conchiudere che si avesse una gran fede a cotesti profumi.
Tutto ciò si passava nell'interno del Lazzeretto sotto il più grande secreto; e nella città ignoravasi al tutto che vi fosse la peste, e che la vi fermentasse con tanta forza. Mentre vivevasi in uno stato di sì infausta sicurezza, la peste già penetrata nella città serpeggiava furtivamente di casa in casa, e preparava il tristissimo fomite di tanta sciagura, e della distruzion di quella popolazione.
Il dì 20 Giugno nella strada detta Belle Table Margherita Dauptane cadde malata di un carbonchio al labbro. Il chirurgo della Carità, che ne fu alla cura, fece avvertito di ciò il Magistrato; ma il chirurgo della Sanità, inviato sopra luogo, dichiarò ch'era un carbonchio ordinario; e la cosa finì così. Il dì 28 del mese stesso un sarto, nominato Creps, che abitava sulla piazza del Palazzo, morì con tutta la sua famiglia in pochi dì; e la malattia fu giudicata una febbre maligna.
Il primo di Luglio morì nella contrada, detta l'Escale, un certo Eigaziére con un carbonchio sul naso, e poco appresso nella stessa contrada certa Tanouse con buboni, e dopo di essa parecchi altri individui delle case vicine, e molti altri della stessa contrada si morirono alla medesima guisa dopo rapido corso di malattia. I signori medici Peyssonel, padre e figlio, il dì 9 Luglio denunziarono, che un certo Issalene, giovanetto di circa 14 anni, si ritrovava effettivamente attaccato da peste in una casa della piazza di Linche, non guari distante dalle dette contrade, dove s'ebbero i primi malati. Il giorno appresso questo giovanetto morì, e vi cadde malata sua sorella, sarta di professione. Durante la notte, si trasportò l'uno, e l'altra al Lazzeretto insieme con tutta quella famiglia, e tutti vi perirono di peste in pochi dì; e se n'è fatto chiuder la casa.