Infrattanto alla voce, che i cani potevano soggiacere all'infezione, e comunicarla essi pure, fu tosto lor mossa guerra crudele, cacciandoli da tutte parti, e ben presto se ne uccise un sì gran numero, che in pochi dì le strade ne furon piene, gittatane in mare non picciola quantità. Respinta essa ben presto dal reflusso dell'onde, se ne rimase a imputridir sulle rive. Quindi mentre la corruzione di tanti corpi, esaltata, dirò così, dagli ardori del sole, e la quantità de' cenci, e delle immondezze di ogni sorte, che gittate dalle finestre ingombravan le strade, venivano a sollevare nell'aria vieppiù insofferibili, e funeste esalazioni; niente meno dannosi e molesti renduti s'erano i neri vapori, che s'innalzavano dal continovo bruciare, in sulle strade, dei letti, vestiti, equipaggi, e d'ogni altra sorta di masserizie, usatesi dagli appestati; dappoichè dallo spavento tenevasi per fermo non potersi nessuna cosa purgare interamente, se non col fuoco: quindi n'andò distrutta un'immensa quantità di stoviglie, e di mobili, ricchi e preziosi.

Ecco lo stato a cui fu ridotta Marsiglia, quando la peste vi s'attrovava nel forte. Cotale stato durò sino alla fine incirca del Settembre. Che se taluno fosse tentato di credere esagerata questa mia storia, potrà convincersi che stia la cosa altramente, ed anche minor del vero il mio dire, facendosi a leggere la viva, ed elegante narrazione, che d'essa ne scrisse il sullodato vescovo monsignor Belsunce nel suo Mandament, pubblicato il dì 22 Ottobre 1720[38]. Lo zelo magnanimo di questo illustre prelato non venne mai meno, per quanto in sua fierezza e nelle stragi si fosse accresciuto quel morbo, e per quanto più grave ne fosse divenuto il pericolo. Egli percorreva le strade tutte e le piazze continuamente, marciando tra i vivi e tra' morti[39], lasciando per tutto manifesti segni della sua carità, per modo che dalla Francia anche all'Inghilterra passò la fama di sua virtù, a tale da meritarsi, che il Pope medesimo, quell'insigne filosofo, e poeta, nel suo Saggio sull'Uomo facesse l'elogio di lui[40]. Tutti gli ecclesiastici, che lo accompagnarono, l'un dopo l'altro periron anch'essi, mortigli ancora tutti i suoi famigliari. Tra' ministri della religione, datisi in quella terribile circostanza all'assistenza degli ammalati, vi furon parecchi, i quali si distinsero in modo particolare. Alcuni di loro, trovatisi fuor di città, allo scoppiar della peste vi rientrarono, mossivi da quella pietà, che pericoli non conosce, nè danni; confortando, confessando, ed assistendo in tutte altre guise i malati, fino a che gloriosa morte avesse posto fine alle lor fatiche. Il che fu di molti sacerdoti delle parrocchie e della cattedrale. Non altramente fecero i più de' sacerdoti regolari. Tra questi parmi di dover notare che quantunque i Padri dell'Oratorio non fossero allora nell'esercizio di confessare, si sono essi però segnalati con altri pietosi ufici, andando nelle case infette a consolare i malati, a rianimar in loro il coraggio, e ad inspirargli sempre nuovi ed efficaci sentimenti di religione, distribuendo limosine, ed usando ministeri anche i più vili, e pericolosi. In ispezieltà il P. Gaultier, lor superiore, a gran missionario, si segnalò in quelle calamitosissime circostanze. Le quali cose io soggiungo risguardanti la virtù della religione, e la pietà de' suoi sacerdoti, come quelle, che nelle avversità, e principalmente nella terribilissima della pestilenza, non sono gli ultimi, ma sì bene i principali obbietti, a cui debbon mirare, e miraron mai sempre i ben regolati Governi. Il perchè alla storia non si dee togliere una parte, che tanto intimamente la risguarda, rendendosi per essa agli uomini trapassati un pubblico testimonio del retto loro operare, e ai lettori presenti, e futuri un esempio onorato di rinnovarne le prove. A questo fine mirando io in questa parte, soffra il lettore, che nuove tracce gli segni di sì fatte virtù. Il perchè sappiasi, che fra l'altre Comunità religiose si distinsero in que' frangenti quelle de' Cappuccini, de' Canonici Regolari Lateranesi, e de' Gesuiti. E di esse tutte, e di tutte lor opere di carità e di zelo basta dir che non pochi non le finirono che col lasciarvi la vita; il che fu di 26 Canonici Regolari; di 43 Cappuccini; e di diciotto Gesuiti. Di parecchi loro individui potrei fare spezial memoria; basti però, oltre il sullodato P. Gaultier, ricordare i due Gesuiti, Millet, direttore di due loro Congregazioni, e rinomato oratore, e il Lever, uomo di grande autorità, e dottrina.

E continuando al mio dire, piacemi di soggiugnere che nel mentre mancava agl'infermi l'assistenza de' confessori, mancò pur quella dei medici, parte morti dal contagio, e parte fuggiti dalla città. Soli due ne restarono in istato di agire, il Robert e l'Audon. Mantennesi il primo sano per tutto il tempo, che durò il contagio, malgrado che perduto avesse tutta la sua famiglia. Non così fu dell'altro, che morì in sul finir dell'Ottobre. Al Bertrand, testimonio oculare, come dicemmo, di tutta questa pestilenza, e scrittore il miglior ch'abbiasi d'essa, e da me in gran parte seguito, s'appiccò il contagio tre volte con tutta la sua famiglia, ma ne guarì. Maggior ne fu la mortalità de' chirurghi. Venticinque ne perirono, fuggitine alcuni. Pur morirono quasi tutti i garzoni farmacisti con cinque de' lor principali, o padroni, in sul principio del male; gli altri si salvaron fuggendone a tempo. E come addivenir suole ne' trambusti delle città, alcuni giovandosi di quelle angustie, vendettero farmaci e droghe a più caro prezzo, cogliendo frutto e capitali dell'altrui disgrazie e desolazioni.

Sparso così e diffuso quell'incendio pestilenziale per tutta la città, non tardò molto ad inoltrarsi più lungi. Conciossiachè si diffuse nella contrada di Riva Nuova, che sta fuor di Marsiglia, separata a settentrione dal porto. ed a levante da una porzione dell'arsenale, che or più non sussiste. Questa terra dominata dai freschi venti delle alpi, s'era conservata immune dal contagio sino al fine di Agosto per la vigilanza, e buona polizia sanitaria, sotto le ordinazioni del Commissario generale il cavalier Rose; ma essendo assai difficile lo impedire ogni comunicazione colla città, la peste quivi pure si apprese, operò colla medesima rapidità e violenza, che a Marsiglia; e vi fece pure di non poche stragi, ma non sì grandi come in quella, nè v'ebber luogo gli stessi disordini. Il detto cavalier Rose, uomo di molta energia e prudenza, e di gran perizia per le varie sue spedizioni, aveva già a tempo disposto ciò tutto, che occorrer potesse per gli opportuni provvedimenti degli ammalati, e per lo seppellimento de' morti. Quindi la contrada dalla città la più lontana, la quale sembrava dover esser pur anco la più abbandonata, per la virtù di lui solo fu la meglio regolata, e più pronta, ed abbondantemente soccorsa. L'abbazia di s. Vettore, pur distante dalla città, dove trovansi le reliquie di più santi, e le ceneri di venerandi solitarj, ne fu preservata del tutto; e quivi solo fu la chiesa, in cui, senza interruzione, si continuò a celebrare i divini ufizi. L'abate M. Matignon, uomo di molta pietà, vi profuse la sua liberalità, senza mai uscire dell'abazia, verso i poveri, e gli ammalati. Il che pur fatto aveva s. Teodoro, vescovo di Marsiglia, trovatosi nella medesima badìa, durante la peste di quella città nel 588 (l. c. f. 273).

Quelli, i quali, credendo trovar sicuro asilo contro il contagio, s'erano rifugiati colle loro famiglie entro barche, come s'è detto, formando quasi come una città galeggiante sul mare, ne andaron ben presto disingannati. Costretti essi a discendere in terra per fornirsi di vittuaglia, s'infettarono, e perirono ancor più miseramente degli altri, senza soccorsi, senza poter o fuggire, o trovare al proprio male nessun refrigerio. Per delirio altri gittavansi in mare, ed altri galeggiandovi, senza scampo, si brigavano poi di salvarsi. Deforme cosa era a vedere i brani di que' cadaveri, smozzicati dai pesci che venivano di tratto in tratto gittati dall'onde sulla spiaggia. Sopra le già dette barche v'erano gli stessi orrori, la medesima desolazione, che nell'interno della città, perchè la cosa era venuta a tale, che non v'aveva sito, che sicuro fosse contro ai colpi di sì terribil flagello. Nè anche coloro fur salvi, i quali eransi accampati sotto le tende in aperta campagna. Sia che il bisogno di sussistenze gli avesse obbligati a comunicare in luoghi, o con persone infette; sia che avessero già seco portato dalla città il tristo seme del morbo; certo è, che molti di loro, attaccati dalla contagione, perirono. Oltre di ciò la solitudine, in cui si ritrovavano, e la privazion di ogni cosa pur necessaria, rendevano lo stato loro ancora più deplorabile. Ma come descrivere la desolazione delle famiglie sparse nella campagna, allorchè il male obbligavale di rientrare in città? L'uno recavasi in collo un moribondo fanciullo; traevasi l'altro semivivo per le strade diserte; e chi in una, e chi in altra foggia, ma tutte miserabili e strane, mostrava agli atti ed al viso la paura, il cordoglio, l'angoscia, il desolamento della comune strage e rovina. Chi più dicesse eziandio, forse direbbe meno; dacchè le grandi sciagure più presto fanno ammutire, e istupidire pur anche, di quello che dire, o colorire.

Nel fatto poi del commercio di derrate e di commestibili tra il contado e la città, i villani, non così in folla, come erano usati di fare, da quello venivano ad essa; ma liberamente entrando ed uscendo per le porte, rimaste senza custodia, quei pochi, a' quali dava il cuor di ciò fare. Così i ricchi, e' signori, ritiratisi alla campagna, avevano giornalmente, chi lor provvedesse dalla città le cose necessarie alla vita. Ed anche per queste ragioni il contagio fu portato nel territorio, e a poco a poco si sparse per li casali, per le borgate, ed in tutte quasi le ville. Ad onta delle precauzioni medesime, suggerite dallo stesso terror del contagio, e malgrado la distanza delle abitazioni, la malattia ebbe a un'incirca nel contado lo stesso sviluppo e progresso, che nella città avuto aveva. D'essa morirono da principio tutti i giardinieri de' contorni, e d'una in altra si diffuse ben anco nelle più rimote contrade. Colà specialmente i malati provarono gli effetti crudeli del più assoluto abbandono, e del più barbaro e inuman trattamento. Venivano essi, dico i malati, rilegati nel luogo più rimoto non solo della casa, ma di esso il territorio, dove non altri testimoni avevano de' lor patimenti, che, s'è lecito dire, gli uccelli dell'aria; i quali, cessando i consueti lor canti, sembravan mostrare di sentire pur essi pietà di tante sventure. Gl'infermi, che avevano ond'essere più d'altri amati, potevano eziandio sperare d'essere anche meno male trattati degli altri, collocandosi dentro di apposite capanne, vestite de' rami delle piante; le quali stettero pur troppo, coperte de' loro frutti sin anche al principio del verno, per non esservi chi li cogliesse, e nè meno chi ardisse ad esse appressarsi.

Ma chi potrebbe, e a qual fine, annoverar più oltre le diverse condizioni, le attitudini, i modi, e le varie vicissitudini dolorose e mortali di tanti infelici? Tutto è detto, quando si dica, a por termine a questa mia descrizione, che la malattia e la morte in ispaventevole guisa da per tutto mietea le vite de' ricchi, e de' poveri, degl'idioti, e de' sapienti, de' fanciulli, e de' vecchi miseramente. Più fatti, di circostanze e di forme diversi, ch'io soggiugnessi, a nulla più monterebbero, che a confermare, quanto io già mi proposi di far manifesto, ciò è che sia stata la peste di Marsiglia una delle più micidiali, e delle più miserande.

Ridotte le cose a tanta desolazione e rovina, gl'Intendenti della Sanità in quel fiero trambusto, a ripararne ulteriori maligni effetti, rivolsero le loro istanze ai Comandanti ed Uffiziali delle galere, pregandoli di volergli assistere coll'opera loro, e coi lor consigli, dacchè il buon ordine, ch'essi prescritto avevano, ed osservato nell'arsenale, e nelle galere medesime; e la felicità, onde per le loro cure venne a buon termine il contagio, inspirava una giusta fidanza, che fu ben presto comprovata dai fatti. I cavalieri de Langeron, de la Roche, e de Levi, uffiziali superiori, accondiscesero alle istanze di que' magistrati, ed intervennero alle loro sessioni. La prima cosa si ordinò di riparare le fosse, dove s'eran sepolti i cadaveri, le cui esalazioni mantenevano un insopportabil fetore, e pericoloso. Vi sì gittò sopra di nuova quantità di calce viva, coprendoli bene di terra. Dopo questa importante operazione si nominarono alcuni commissari per que' quartieri, che non ne avevano, e in difetto di secolari, atti all'ufizio, si nominarono alcuni religiosi, come s'era fatto altra volta. Il celebrarsi de' divini officj nelle chiese manteneva viva una pericolosa comunicazione fra gli abitanti, e fomentava la diffusion del contagio. Quindi si fece istanza a mons. vescovo, perchè se ne sospendesse interamente quel sacro esercizio; ed egli ordinò la chiusura di tutte le chiese. Altri regolamenti necessari ed utili si promulgarono; ma al loro adempimento convenne obbligarne il popolaccio, sempre inchinato ad abbandonarsi alla licenza, isbigottendo i malfattori, che dall'impunità, quasi inseparabile da ogni strana perturbazione, erano incoraggiati al delitto. Si soddisfece a questi due obbietti, piantate le forche sulle pubbliche piazze. Quindi avvisarono doversi principalmente sgomberare le strade dei cadaveri, procurandone convenevole sepoltura. Come s'è detto, mancavano a quell'uficio i becchini, morti quasi tutti pur essi, nè al sostituirne valeva altezza di prezzo, giunto sino a 15, 20, e più franchi al giorno per ogni singulo. In tali e tante angustie si tornò ai Comandanti delle galere pregandoli di accordare per tal ufizio alcuni forzati, che furono in tutti venzei, promessagli la libertà, finita la peste. Ma a tutti questi nuovi beccamorti si apprese il contagio; il che pur fu d'altri, che ad essi furono sustituiti; e in otto dì si concedettero allo stesso fine 133 condannati delle galere, mortine ottanta pur in quegli otto dì. Cotesti, non accostumati alla spezie di quel lavoro, levavano i cadaveri senza alcuna precauzione; nè sapendo guidar cavalli, e vetture, ne le rompevano co' respettivi attrecci, restandone i morti in sulle strade. Quindi per le vie disposersi soldati a piedi, e a cavallo per vigilare sulla condotta di quei becchini, accrescendo il numero de' funebri carri col soccorso reciproco de' più agiati cittadini. Votata appena una piazza, e una strada, il dì appresso erano ancora piene di morti; e non di rado avveniva che si rovesciasser que' carri, aventi più uomini semivivi. La lontananza delle fosse, ove dovevano esser riposti tutti que' cadavari, era nuovo ostacolo per un sollecito sgombramento. Se n'erano aperte molte, ed ampie, ma, essendo fuori della città, molto tempo ne importava il trasporto. In tale imbarazzo varie ne furono le opinioni. Chi teneva doversi abbruciar i cadaveri nelle piazze; chi aprir fosse in tutte le strade; chi gittar viva calce sopra i morti, lasciandoli consumare, dove giacevano: chi in fine propose di giovarsi del più grande vascello del porto, disalberandolo e votandolo al tutto, quindi, riempiuto di cadaveri, e chiuso, lasciarlo colare a fondo lungi dalla città. Tutte queste proposte si rigettarono, adottatosi, non senza molta opposizione, di far aprire le chiese dei quartier più lontani dalle fosse, e di gittarvi nelle cave dei sepolcri tutti i rimasti insepolti d'in sulle strade, sovrapponendovi calce in copia. Si fece di più; si aprirono pur anche due gran fosse dalla parte della cattedrale. La celerità, colla quale si eseguirono queste pratiche, dava speranza di felice e di presto successo; ma la cosa andò altramente. Accresciutasi la mortalità, se n'accrebbe l'orrore; e nuovi mezzi se ne tentarono. I Soprastanti al comando delle galere accordarono degli altri forzati. M. Moustier uno degli Intendenti della Sanità si pose alla testa de' beccamorti egli medesimo, ordinandoli, incoraggiandoli, e persino accompagnandoli di luogo in luogo, donde più pronto si richiedea quell'uficio. Di questa sua lodevole pratica se ne avrebbe avuto quasi immediato il buon effetto; ma di 200 forzati, che si accordarono, soli dodici camparon la vita; il perchè con nuove istanze del Magistrato di Sanità e de' più autorevoli cittadini, accorsi personalmente agl'Intendenti delle galere, se ne ottennero altri cento col di più di 40 soldati co' loro bassi uffiziali. A questi, dico uffiziali e soldati, che fossero rimasti in vita, si convenne col pubblico, che si assegnassero giuste ricompense in danari e pensioni. Tutto quel numero si distribuì in quattro squadre, tre sotto uno degl'Intendenti, e la quarta sotto il cav. Rose. Per molta, che fosse l'efficacia, e lo zelo d'ognuno, non bastava esso alle molte pratiche, che occorreva di fare per provveder sussistenze agl'infermieri e agl'infermi, e tutte le altre cose occorrenti per tutta la città, in quella principalissima azienda. Il Presidente della Provincia M. Bret vi si adoperò a questo fine e provvidamente. Fornì quell'afflitta città di paglia, granaglie, carni, calce, tele, legne, cavalli, danaro, e d'ogn'altra spezie di masserizie, viveri, ed artigiani. D'altra parte il Magistrato della Sanità, fece solenne voto, ordinando del pubblico erario l'applicazione di due mila franchi a sostegno delle orfanelle povere, raccolte nella Casa della Carità, fondata sotto il titolo di Nostra Donna del buon Soccorso.

Manifestatosi al Re il miserando stato di Marsiglia, nominò egli per Comandante supremo della città e del territorio il maresciallo di campo cav. di Langeron, capo squadra delle galere, uomo di tal merito, e di tale virtù, quale si conveniva in quelle circostanze. Il perchè sotto di lui nè pretesto, nè intrigo, nè accettazion di persone non v'ebber luogo. Tale condotta e tenore fecero ben presto cambiar aspetto alle cose; poichè ben egli conobbe la salute pubblica della città dipendere principalmente da tre cose, le quali erano il ristabilir il buon ordine, il dare un pronto e convenevol ricovero agli ammalati, e 'l terminare lo sgombramento dei cadaveri. Per questo obbietto egli procurò il soccorso d'altro grosso numero di forzati per la nettezza delle strade, e delle piazze. Quindi obbligò alcuni uomini del contado ad iscavare in città quattro fosse, già piene l'altre a ribocco. Il che, fattosi esatta e sollecitamente, diè a divedere, quanto importi al ben pubblico in sì gravi emergenti il pronto ordinare, e il pronto eseguire. Così si condusse in questa e in altre sue prescrizioni quel personaggio, che fu valoroso in guerra, e nella peste provvidentissimo. Sul finir del Settembre il contagio cominciò a declinare nella città; e quasi tutte le vie furon di cadaveri sgombre, tranne qualcuno gittatovi la notte. Così fu fatto de' cenci, e d'altre immondezze, non levate per la mancanza de' villani dalla città. Era questa divenuta quasi una pozzanghera per lo pantano restatovi dal tempo innanzi.

Ciò tutto, ed altre cose assai ordinò quell'avveduto ministro della provvidenza; le quali si possono leggere minutamente descritte nelle allegate storie; e perciò credo soverchio di più riferirle, ricordando solo che seppe egli riparare ad un tempo alle miserie della carestia e della peste, a quella provvedendo colla copia delle biade, e di questa compiendo, qual che si fosse, lo spedale detto du jeu de Mail, e l'altro erigendo detto della Carità. Alle sue cure si aggiunse la liberalità, e la saggezza del Duca d'Orleans, allora Reggente, perchè il meglio che si potesse, ritornasse Marsiglia al buon ordine naturale e civile.