A mantenere lunga la detta suppurazione facevansi larghe fenditure o col ferro o col caustico. Se a queste piaghe sopraggiungeva qualche particolar accidente, vale a dire seni, depositi, infiammazioni, gangrene, carni bavose, etc., tutto ciò trattavasi cogli ordinarj metodi, e co' rimedj i più semplici, e senzachè vi fosse bisogno di usar rimedj particolari; provatosi che coteste particolarità servono il più delle volte non ad alleviarne gl'infermi, ma ad arricchirne i ciarlatani dispensatori.
Ciò non pertanto in tal'occasione salì in molto credito come preservativo di peste quell'aceto aromatico, che dicesi dei quattro ladri[42].
Nulla v'era di sicuro e di determinato sul tempo, ch'era mestieri allo sviluppo del veleno contagioso, appiccatosi alla persona; conciossiachè in alcune più presto, e in alcune si sviluppava più tardi, secondo la diversa disposizione della fisica costituzion loro, e secondo il diverso concorso delle cagioni esterne. In alcune quasi all'istante; in altre nel giorno stesso o nel seguente (il che più spesso accadeva); in altre si sviluppava dopo tre, quattro, o sei giorni; in altre più tardi, e in taluno eziandio in sui trentacinque giorni, termine il più lungo che siasi osservato.
Queste sono le osservazioni pratiche che il Dott. Bertrand fece in mezzo alle stragi della peste di Marsiglia. Dalla sua storia però e dalle relazioni d'altri scrittori si ricava che molti più ammalati non ebbero nessuna cura, e parecchi eziandio furon trattati coi metodi empirici solamente, e senza profitto. (Bertrand, Rélation historique de la Peste de Marseille; Picary, Journal abrégé de ce qui s'est passé en la ville de Marseille, pendant le Peste, tiré du Mémorial de la Chambre du Conseil de l'Hôtel de la Ville; Papon, de la Peste T. I.; Discours sur ce qui s'est passé de plus considerable a Marseille, pendant la contagion, ec.)
In Marsiglia la peste si propagò in parecchie Città vicine e specialmente ad Aix, a Tolone, Arles, Tarascona, Martigues, ed in altre ancora, nelle quali tutte essa vi fece gravissime stragi. In Aix, dove si spiegò nell'Aprile 1720, una donna del sobborgo vi morì con sospetto di peste il dì 13; ed il chirurgo, che ne fece l'ispezion del cadavere, credette non avervi trovato che tracce di violenta colica. Ma altre morti, poco appresso rapidamente avvenute, comprovarono l'enorme suo abbaglio; il perchè adottaronsi tosto severe precauzioni. Il morbo dispiegò la maggiore sua forza soltanto al principiar di Ottobre; e chi volesse soggiungerne le stragi e gli orrori, specialmente nel maggior freddo e nel caldo maggiore, verrebbe a ridipingere le cose già narrate della sgraziata Marsiglia. È poi da osservare che in tal occasione si adottò in Francia per la prima volta la così detta Quarantena generale; ma dopo l'ennunziate immense rovine. Tal pratica in Aix fu evidentemente utile e benefica. Imperciocchè non sì tosto s'ebbe incominciata la general quarantena, che la peste pur cominciò a scemarsi, dimodochè al finir d'essa, finirono insieme le malattie. Si riprodusse però la peste nell'Aprile del 1721, trascuratosi il disinfettar delle robe, e delle persone; ma al rimettersi della quarantena generale, cessò il rigore del morbo, a tale che disparve del tutto nel dì 12 Luglio, prima che finisse la medesima quarantena. Di 24,000 abitanti di Aix, 8,000 infermatisi di peste, ne morirono 7534. Sì grande mortalità prova l'impotenza della medicina (almeno della medicina di quell'età) sulle ragioni di questo male; e a pari tempo dimostra quanto più giovi a migliorarne gli effetti una saggia e provvida polizia Sanitaria.
Gli abitanti di Bandol, picciol porto di mare presso Tolone, avendo rubato una balla di seta, che apparteneva al carico del capitano Chateaud, vi portaron la peste; donde poi certo Camelin, abusatosi di un certificato di Sanità, li 5 Ottobre 1720 l'introdusse a Tolone, mortovi poco dopo per essa con tutta la sua famiglia. Dal Magistrato usatasi immediatamente ogni forte misura di difesa, e passati più dì senza nuovi sviluppi, mal si credette che il morbo vi fosse spento; perchè sul cominciar del Novembre morirono alcuni di peste; attribuendosi però queste morti ad altre cagioni. In Gennajo essendosi introdotte in Città per contrabbando alcune mercanzie da Aix, dove la peste era nel forte, questo nuovo ed ampio fomite molto rapidamente sparse la malattia in diversi quartieri della Città. Nell'Aprile morivano dalle 200 alle 300 persone al dì. Quindi ne fu ordinato la general quarantena, ma poco buon effetto se n'ebbe, forse dal modo tenutovi nell'usarla. Nè altramente fu d'altre politiche discipline dal Magistrato Sanitario ordinate. Poco appresso però essendo stato ordinato sotto pena di morte che tutti i malati si ritirassero negli spedali, proibito ai Medici, Chirurghi e Speciali di distribuir rimedj nella Città, impedito ai Convalescenti di sortire di casa; e finalmente obbligati rigorosamente tutti quelli che avevano avuto malati o morti in famiglia a portare un segnale sopra la manica del lor vestito, affinchè ciascuno potesse evitarli, la peste cedette al tutto nell'Agosto del 1721 dopo uccisi 13,280 abitanti d'ogni condizion, d'ogni età, e d'ogni sesso, al riferir di qualche scrittore. Secondo altri, e fra questi il Sig. d'Antrechaux, 15,783 in una popolazione di 26,260 che contava Tolone prima della peste. In Arles poi ne estinse 8,100 di 12,000, in Tarascona 7,210 di 10,000; ed in tutta la Provenza ne perirono 84,719. Ma di tanta mortalità ne fu in parte cagione la fame, derivata dalla particolare avarizia di alcuni malvagi speculatori. Persin al sepolcro persegue questo ingordo e infame vizio gl'infelici che abbisognan di loro, mettendo a crudele guadagno le loro sciagure. Avevan costoro già ammassati ne' nascosti lor magazzini grande quantità d'ogni spezie di biade; ma vieppiù strignevasi il durissimo lor cuore, quanto più la miseria spaziava per quelle diserte contrade. Così è della corrotta e guasta natura de' sordidi avari, pei quali in van grida la voce della natura, e l'esempio del morire. Guai a quegli uficiali della pubblica economia che in sì duri frangenti chiudono gli occhi su questi abusi, infingendo di non vedere ciò che pur vedono, allettati da più vergognosi guadagni. In mezzo a cotante angustie il Re fece spedire pel Rodano grani da provederne la provincia; ma i procuratori d'Aix fecero per l'Arcivescovo scrivere alla Corte, che arrivando quelle granaglie, il prezzo dell'altre raccolte da Cittadini si diminuirebbe di modo, che non si avrebbe per essi più il modo di pagare le gabelle reali. Che ne avvenisse perciò non è soggiunto, ch'io sappia; nè occorre ch'io ne rinfreschi la memoria a vieppiù esacerbar l'animo de' miei lettori. (d'Antrechaux, Rélation de la Peste de la ville de Toulon; Papon, de la Peste Vol. I. fac. 343 e seg.; Boecler, Recueil des Observations; Senac, Traité de la Peste; Traité des Causes, des accidens, et de la cure de la peste avec un Recueil d'observations etc. Paris 1744.)
A. dell'E. C. 1731-32. A questi anni serpeggiò la peste nella Dalmazia, e nell'Albania Veneta, introdottavi dalla vicina Bossina, ove infieriva con maggior forza. Essa rapì nel distretto di Spalatro da circa trecento persone, e poco più di mille in tutte e due le provincie. Per le diligenti precauzioni della Sanità praticate in tal circostanza, la Città e 'l Territorio di Zara ne andarono illesi, quantunque in quel tempo vi regnasse una spezie di carbonchio epidemico, che alcuni medici dichiararono pestilenziale. Era allora provveditore straordinario della Sanità in Dalmazia il N. U. Simon Contarini, che tirò una linea di Soldatesche al confine contro la Turchia, e ve la mantenne tre anni. (ex Actibus Offic. Salut. Jadrens.; Danieli, Ragionamento Medico sul Carbone pestilenziale, Padova 1732; Bajamonti della Peste di Spalato, fac. 138.)
A. dell'E. C. 1737. Nell'anno mille settecento trentasette l'Egitto fu particolarmente travagliato da pestilenza fierissima, e desolatrice oltremodo, contandosi nella sola città del Cairo la mortalità sino a diecimila persone in un giorno. Gli Europei si chiusero nei lor quartieri il dì 9 Febbrajo, e non ne uscirono, se non li 24 Giugno. Questa Peste fu l'unica, giusta l'opinione degli abitanti del Cairo, che nel secolo XVIII sia derivata dall'alto Egitto. (Russel Patrik, Treatise of the plague, pag. 3.)
A. dell'E. C. 1738-39. Regnava la peste fra i Turchi nella Bessarabia nel 1737, e specialmente menava guasti a Oczakow, capitale di quella provincia. La detta città essendo stata in quell'anno assediata e presa dai Russi, il contagio non istette molto a svilupparsi fra la truppa, che venne posta al presidio della medesima. Nell'anno seguente 1738 i Russi l'abbandonarono dopo aver demolite le fortificazioni. Ritiratasi la guarnigione russa ai proprj aquartieramenti, la peste per loro mezzo fu introdotta nell'Ukrania, ove imperversò dal Giugno a tutto il resto del 1738, e parte del 1739. Dall'Ukrania non penetrò più avanti il contagio. Il dott. Schreiber di Könnigsberg, Professore di medicina a Pietroburgo, potè farne di ben utili osservazioni, già pubblicate per la stampa nel 1740. Piacemi di allegarne alcune, che forse potrebbero tornare di qualche vantaggio al Pubblico.
I. La malattia si manifestata in molti con parossismo febbrile; con assai grave ansietà ai precordj, dolori laterali, intenso calore internamente, volto acceso, e furioso delirio. Gli ammalati di questo modo morivano il secondo o il terzo giorno. In altri la malattia si manifestava con orripilazioni e con freddo. Tardo e debole da principio era il polso; al subentrar del calore diventava duro e celere con violenta palpitazione di cuore, con delirio in alcuni, e con sopore in altri; stanchezza, abbattimento di tutte le membra, oppressione, ardore allo scrobicolo del cuore, nausea, vomito bilioso, nero, verdastro, e fetente. Chi non vomitava, aveva dejezioni alvine della stessa natura. Lo sternuto era sintomo mortale.