XI. Le donne incinte sotto del terzo mese, ancorchè attaccate dal contagio, andavano d'ordinario esenti dall'aborto, e dalla morte, mentre all'incontro le gravide dal quinto al settimo mese abortivano tutte, e morivano irreparabilmente.
XII. Quelli, che avevano o piaghe od ulcere croniche, furono interamente salvi dal contrarre la malattia. Neppur solo un tisico fu attaccato dalla peste.
XIII. Quelli, che pativano di dissenteria o avevano diarree croniche, attaccati che fossero dalla peste, morivan tutti.
XIV. L'uso della voluttà, e l'ubbriachezza rendeva la malattia tostamente mortale.
XV. Molti vecchi sono altresì periti di questa pestilenza, ma senza la comparsa di buboni, nè di carbonchi.
XVI. Apertisi alcuni cadaveri di tali appestati, non altro vi si trovò che ai polmoni alcuni punti neri cangrenati, e la vescichetta del fiele ridondante di bile fluida e gialla. Erano pur alquanto giallognole le parti adiacenti alla suddetta cisti felea.
XVII. Intorno ai preservativi si notò qualche attività nella canfora; e specialmente nei preparati di gomme fetide, miste alla canfora. Così pur tenevasi per salutare il fumar tabacco, siccome anco il masticarlo. Dalla cacciata di sangue per prevenire la malattia nessuna utilità se n'è osservata. Ma di tutti i preservativi l'ottimo custode, e 'l migliore si riconobbe essere la separazione degli infetti dai sani.
XVIII. In riguardo poi alla cura, l'ipecacuana, data subito nel principio, ovvero alla prima ingruenza del male, riuscì un eccellente rimedio per troncare ogni azion del contagio. Ciò fu pure del vitriuolo bianco, somministrato come nauseante o vomitivo. Il tartaro emetico eccitava spasmi troppo violenti allo stomaco, e riusciva piuttosto dannoso, che utile.
XIX. Se il vomito, che destavasi sotto l'uso dell'emetico, era troppo forte e continuo, soleasi raffrenarlo coll'applicazion d'un empiastro di teriaca alla region dello stomaco, e colla stessa teriaca presa internamente.
XX. Allorquando l'ipecacuana o il vitriuol bianco venivano somministrati nel primo giorno, seguita l'azion del rimedio, il polso facevasi più spiegato, la febbre acquistava un andamento più regolare, e nel quarto o quinto giorno comparivano i buboni o i carbonchi.