XXI. Che se non si dava l'emetico subito nel primo giorno, ma in vece somministravasi nel secondo o nel terzo, i malati non ne risentivano beneficio di sorta: anzi dopo l'emetico, preso tardi, si vide accrescersi tutti i sintomi d'irritazione al ventricolo, in guisa che i malati che, esempligrazia, nel terzo giorno prendevan l'emetico, morivano poi d'ordinario nel quinto o nel sesto, agitati da convulsioni, e con petecchie nere alla superficie del corpo.

XXII. I purganti eccitavano ben di leggieri la diarrea, la quale dovea sempre riguardarsi pericolosa. Si tentava di riparare alla diarrea coi clisteri ammollienti, o semplici o uniti col rosso d'uovo e colla trementina.

XXIII. In seguito, già cresciuto il morbo, si prescriveva il roob di sambuco cogli occhi di cancro p. p., la mistura canforata, il liquor volatile di corno di cervo, la teriaca coll'aceto, l'aceto bezoardico, e il nitro misto con quattro grani di canfora. Altri ordinavano le terre assorbenti. Le bevande diluenti, calde, acidette riuscirono di molto giovamento.

XXIV. La dieta prescritta era tenue, quale conviensi ne' morbi acuti; e quando i buboni erano già comparsi, convenivano i brodi di carne coll'acetosa, od altre simili sostanze vegetabili, e acidette.

XXV. Altri biasimavano il salasso, ed altri il lodavano, anche ripetuto, specialmente se sussistevano alla cute macchie rosse, e non erano per anche apparsi buboni, nè carbonchi.

XXVI. Nel trattamento esterno, all'oggetto della salute dell'ammalato mal si mirava da que' chirurghi, che procuravano la risoluzione dei buboni.

XXVII. Si applicavano i vescicanti su i nascenti buboni, e ciò con buon successo. Quindi, tostoch'erano ammolliti, medicavansi coi cataplasmi. In alcuni luoghi venne utilmente usato l'empiastro magnetico arsenicale. Fra tutti fu riconosciuto doversi dar preferenza al cataplasma comune di farina di frumento, miele, e croco; ovvero a quello di cipolle arrostite.

XXVIII. Le scarificazioni sulle parti vive presso ai carbonchi riuscirono sempre utili. Si scarificavano circolarmente i carbonchi, o si circoscrivevono colla pietra infernale. All'uno e all'altro metodo ne conseguitava facile suppurazione; la quale trattavasi poi coll'unguento digestivo, e coi cataplasmi ammollienti.

XXIX. Sonosi finalmente osservate molte nutrici infette, continuare alcuni giorni ad allattare i lor bambini, senza ch'essi contraessero la malattia, e senza alcun lor detrimento[44]. (Schreiber, Jo. Frid. Observationes et Cogitata de Peste; Mertens Observ. Med. V. I. P. II.)

A questi stessi anni 1738-39. la peste che travagliava la Bessarabia, la Romelia, la Servia, e la Valachia, e che infuriava in que' Paesi Ottomani, che confinano colle Signorie della Casa d'Austria, penetrò con molto impeto ne' Comitati limitrofi dell'Ungheria e della Transilvania, e vi fece molte rovine. A questi anni, ed appunto per tal circostanza, la Suprema Commissione Aulica di Sanità in Vienna d'ordine Sovrano pubblicò un'Opera sulla maniera di conoscere, preservarsi, e curare la peste. (Kurze Einleitung zur Erkenntnis und Vertilgung des gegenwärtig besorglichen Pestübels auf allerhochsten Befehl Seiner K. K. A. Majest. etc. Wien 1738. e ripubblicata a Vienna e a Praga nel 1758.)