Tutto ciò che si è detto riguardo allo spurgo delle stanze e degli appartamenti delle case, è applicabile allo spurgo de' bastimenti o navigli infetti o sospetti di peste, o d'altro contagio, e di qualunque altro ambiente o spazio chiuso.

Per disinfettare le biancherie, i vestiti, i materassi, coperte, i feltri, i tessuti di lana, di filo, di cotone, di seta, le pelliccierie, le penne, le carte, i libri, ed altri oggetti suscettibili, si stenderanno sopra corde o sopra stanghe di legno in una camera chiusa, ed ivi disposti in modo opportuno gli apparati fumigatorii si esporranno alle fumigazioni del cloro. Per svolgerlo si useranno li stessi mezzi, lo stesso metodo ed avvertenze indicate di sopra, allorchè si parlò dello spurgo delle stanze ed appartamenti infetti. Dette fumigazioni si ripeteranno per sei od otto giorni di seguito. Allorchè si potrà esser sicuri che la fumigazione è stata esattamente fatta, ed il cloro abbia penetrato da per tutto fino nelle ultime pieghe e recessi interni delle stoffe, vestiti ec., si potrà porle a libera pratica anche prima, cioè dopo il quarto o quinto giorno.

Nell'eseguire dette fumigazioni col cloro importa aversi attenzione, come fu avvertito di sopra, che non restino alterati o distrutti i colori delle robe od effetti che si sottopongono all'espurgo: illanguiditi o cancellati i caratteri delle scritture o delle stampe. Fra le avvertenze, si avrà principalmente quella di non esporre al suffumigio del cloro o del gas muriatico semplice le robe o le carte allorchè sono ancora umide o bagnate. Converrà quindi bene asciugarle prima di esporle all'azione del gas, altrimenti la parte colorante verrà facilmente attaccata dall'acido, e l'azione chimica di lui sopra gli elementi costitutivi del principio contagioso sarà meno efficace e sicura. Ed in vero, quanto meno di umidità o di acqua troverà l'acido disinfettante o nel corpo da espurgarsi, o nell'aria dell'ambiente dove si fa l'espurgo, tanto meno avrà egli occasione di soddisfare le tendenze sue con saturarsi dell'idrogene tolto alla detta umidità ed all'acqua incontrata; giungerà quindi tanto più puro ed attivo al corpo verso cui è diretto, e su di esso sarà in grado di esercitare con più efficacia la sua attività disinfettante, spiegando tutta la sua chimica azione. Altra avvertenza opportuna sarà quella di regolare la fumigazione in modo che non sia troppo forte la massa del gas destinato ad invadere gli oggetti da spurgarsi, e che la corrente disinfettante si diffonda in quanto è possibile da per tutto egualmente, e senza precipitazione.

Le biancherie e que' vestiti, coperte, ed altri effetti, che non soffrono danno dall'espurgo d'acqua, possono venir purgati egualmente bene con egual sicurezza e più presto, col liscivo e l'acqua bollente; coll'immersione per 48 ore nell'acqua del mare, lavati poscia coll'acqua dolce ed asciugati; e specialmente, come si usa oggidì, con una soluzione di cloruro di calce o di soda, nella quale si lascieranno immersi per ventiquattro ore. Siffatti metodi di espurgo, mentre sono egualmente sicuri nei loro effetti, hanno l'avvantaggio di essere di un'esecuzione più facile e più spedita, e di non danneggiare alla conservazione degli effetti sottoposti all'espurgo, nè alla salute dell'operatore incaricato di eseguirlo.

Fra le dotte sollecitudini della Commissione Medica mandata dal Governo di Francia in Egitto nel 1728, alla cui testa eravi il celebre D.r Pariset, per vedere e studiare la peste, indagarne l'origine, sperimentare l'efficacia di alcuni preservativi, e tentare i diversi mezzi di guarigione, una delle principali cure fu appunto quella di sperimentare l'efficacia dei cloruri come mezzo preservativo ed anche curativo.

Furono perciò scelti cinque vestimenti di cinque individui morti di peste, tutti intrisi e lordi di materie buboniche e fetenti. Si tolsero con un po' d'acqua le materie fecali, e poscia s'immersero le dette vestimenta in una soluzione di cloruro di sodio, nella quale si lasciarono per sedici ore. La proporzione della soluzione era di tre litri di cloruro d'ossido di sodio in cinquanta (50) libbre d'acqua. Il titolo attivo di essa era di 05; essa scolorava un mezzo grado del clorometro di Gay-Lussac. Tolte le vestimenta da questa soluzione, esse furono torte e spremute, poscia esposte al sole ed asciugate. Ciascuno della Commissione, e il S.r D.r Cav. Pariset pel primo, indossò uno di questi vestiti portandolo applicato alla nuda pelle per 18 ore continue; e ciò senza che alcuno di essi abbia provato il minimo inconveniente nella salute. Esaminato di nuovo il titolo della soluzione dopo di averne estratte le vestimenta, si osservò ch'essa era diventata 01, e che per conseguenza aveva perduto 4⁄10 i quali furono impiegati alla decomposizione delle materie animali, ed alla combinazione di essi coll'idrogene del virus pestilenziale.

Questo sperimento sarebbe stato a vero dire più decisivo, ed avrebbe provato assai meglio l'attività disinfettante dei cloruri, se contemporaneamente lo si avesse ripetuto con altri cinque vestiti appartenenti ad individui morti di peste, egualmente intrisi e lordi di materie buboniche e fecali, ma lasciati immersi per un'egual numero di ore (16 ore) nella sola acqua semplice senza alcuna aggiunta di cloruro; tolti quindi nello stesso modo e spremuti dall'acqua, ed egualmente che i primi asciugati all'aria ed al sole, e fatti indossare da individui sani nella guisa stessa che i primi per quindi osservarne gli effetti; mentre dietro il primo sperimento isolato resterà sempre dubbio se forse non avrebbe potuto bastare la sola immersione nell'acqua semplice pel riflessibile periodo di sedici ore, e la successiva sposizione de' vestiti stessi all'aria ed al sole per un periodo di tempo indeterminato fino all'asciugamento, a rendere inattivo il principio contagioso indipendentemente dall'azione del cloro, sia diluendo, sia decomponendo, sia distruggendo, od alterando in qualsivoglia modo le parti costitutive di questo ente sconosciuto ed impercettibile, qualunque esser si voglia la di lui natura; ciò tanto più quanto che si sa esser l'aria e l'acqua i principali mezzi disinfettanti; nè si conosce per anco di quanto tempo precisamente abbiano dessi bisogno per rendere innocua la materia del contagio. Da altra parte non puossi ravvisar che gratuita la supposizione che l'acqua sola anche unita al sapone non serva che a diluire il veleno pestilenziale senza spogliarlo della sua attività; mentre vi sono fatti ed esperienze che sembrano provare precisamente il contrario.

Anche le lettere, come i vestiti, le stoffe, i libri e le altre carte verranno spurgate col cloro; che già da alcuni anni questo mezzo viene adoperato per lo spurgo delle lettere nei principali Lazzeretti di Europa. Si abbandoneranno quindi per sempre le gomme e resine odorose; l'incenso, la mirra, lo storace, il benzoino, i legni resinosi, le foglie ed erbe odorose, e quell'informe ammasso di sostanze aromatiche vegetabili, che fin dai più remoti tempi si usavano per profumare le lettere, ed a cui talvolta si univano degl'ingredienti e composti minerali, e che in alcuni luoghi con piena buona fede si usano ancora.

All'oggetto pertanto di profumare le lettere col cloro, si allestirà una cassetta di piombo, di acajù, o di altro legno forte, verniciata sì esternamente che internamente; dell'altezza di due piedi in un piede di larghezza e due piedi e mezzo di lunghezza, di cui il coperchio si chiuderà ermeticamente. Nell'interno a due terzi di altezza si pianterà una graticola di giunco o di legno sottile, destinata a ricever le carte, le lettere, ed altri oggetti da espurgarsi. Al basso di questa cassetta vi sarà una porticciuola di un palmo di altezza sopra due terzi di palmo di larghezza, costrutta in modo da potersi chiudere esattamente, e munita di una susta o fermaglio destinata a tenerla ferma e combaciante col margine. Egli è per questa porticciuola che s'introdurrà il vaso contenente il miscuglio disinfettante. In una delle pareti laterali esterne della detta cassetta, nella parte inferiore all'altezza della porta, vi sarà una valvula, o apertura rotonda, del diametro di mezzo pollice ad uno circa, costrutta in modo da potervisi in essa adattare il collo di una bottiglia, o il tubo di una storta cariche di cloro, o di altro gas disinfettante, per scaricarlo nell'interno della cassetta all'occorrenza de' casi; sia che s'abbia d'uopo al momento di una maggior quantità di gas; sia che manchino i mezzi onde ottenerlo col metodo ordinario; sia perchè il processo disinfettante colla sola capsula fumigatoria proceda troppo lentamente, e quando per qualche circostanza occorra invece far presto.

La medesima apertura potrà servire eziandio per fissarvi un canoncino di piombo o di ferro, destinato a condurre il calorico da un vicino fornello entro la cassetta, qualunque volta piacesse adoperare il calorico per lo spurgo delle lettere, invece degli acidi, o unitamente ad essi, come si dirà in appresso.