Avendo offerto alcune traccie per conoscere la peste e per distinguerla dalle altre malattie colle quali suole più frequentemente confondersi, istituendo esami e confronti e studiandola sull'uomo vivo, farò ora alcuni cenni, per quanto giunger possono le scarse mie cognizioni, intorno all'esame dei cadaveri e alle interne lesioni che ci vengono fatte palesi col mezzo dell'autopsia cadaverica.
Esame esterno del cadavere.
L'ispezione del cadavere dell'uomo morto di peste e l'esame delle sue interne lesioni meritano, non v'ha dubbio, di fissare l'attenzione del medico che ama di acquistare idee pratiche, per quanto è possibile chiare ed esatte, onde poterlo distinguere dai cadaveri ordinarii di morti da altre malattie, e porsi in istato di conoscere la vera natura dei mali divenuti sospetti. Ciò è tanto più necessario, quanto che accade sovente che i medici d'ufficio ed altri più accreditati del paese siano chiamati a dare giudizio per morti sospette avvenute nei Lazzeretti o sopra bastimenti di contumacia od altrove, e non abbiano su che fondare il parere e le dichiarazioni loro se non sopra l'esame del cadavere.
Io non tacerò essere questa parte quanto importante altrettanto difficile ed incerta, mentre nei cadaveri s'incontrano moltissime varietà secondo i diversi stadii del morbo e le diverse epidemie pestilenziali, che già una peste non assomiglia mai intieramente ad un'altra. — Ora i cadaveri sono orribili a vedersi, neri, lividi, o gialli: ora appena cangiati d'aspetto e di forme eguali a quelle degli altri morti da malattie ordinarie — ora passano rapidamente in putrefazione e mandano un puzzo insopportabile: ora restano alcuni giorni senza dar segni di corruzione così come gli altri — ora sono tutti coperti di macchie livide, di suggellazioni, di echimosi, quasi altrettante larghe ammaccature che le contusioni le più violenti non arriverebbero a produrre in istato di salute, e queste crescono dopo la morte; ora non se ne vede appena traccia, nè sono punto dissimili dagli altri cadaveri ordinarii.
Secondo l'opinione comune e generalmente diffusa, la flessibilità del cadavere viene risguardata come segno sicuro di peste. La prima cosa che fanno i medici e chirurghi chiamati ad ispezionare i cadaveri morti da malattie sospette di peste è quella di assicurarsi se il cadavere è flessibile, se le membra si possano muovere a talento, se vi ha mollezza nelle articolazioni, ovveramente rigidità. Samoilowitz, Pugnet, e molti altri autori che scrissero di peste, appoggiano validamente questa opinione, ed è innegabile ch'essa sia fondata ai fatti ed all'osservazione.
Pugnet fra gli altri parlando dei cadaveri da lui esaminati nella peste del Cairo dell'anno 9.º (1801), così si esprime.
«Nous devons observer, en finissant ce memoire, que les cadavres de ceux qui ont succombé, ont été la plupart d'une mollesse et d'une flacidité remarquables. Plusieurs étaient marqués des larges taches bleues ou des longues flétrissures: plusieurs encore tombaient aussitôt dans un état de putréfaction tel, qu'ils étaient absolument inabordables.»
Anche il Dott. Bulard, parlando delle lesioni esterne che si osservano nei cadaveri della peste, indica come segni di peste — «la rigidità cadaverica più debole: la forza di coesione muscolare minorata: tutto il tessuto muscolare più molle: poco umido e leggiermente scolorato». Secondo me, la flessibilità del cadavere non è costante, nè può risguardarsi come segno sicuro di peste, quantunque a contagio avanzato si osservi nella maggior parte. Ecco quanto trovo notato su di ciò fra le osservazioni che ho avuto occasione di fare agli anni 1815-16-17 nel campo stesso della peste — nei primi individui colpiti nelle diverse indicate località mancava la flessibilità del cadavere, però in tutti i casi erano coperti da petecchie. — All'incontro il bravo e coraggioso medico italiano Eusebio Valli nella sua bella Memoria sulla peste di Smirne del 1784 parlando dell'opinione di Samoilowitz sulla mollezza delle articolazioni nei cadaveri come indizio di peste dice: «ragione miserabile per determinarsi a un sistema. Sappia egli che in Smirne i corpi di tutti gli estinti erano sommamente tesi ed irrigiditi. Questa particolarità non vedo che fin qui sia stata molto avvertita. Ella però non è men certa. Il Padre Luigi, Gioab, Marsanà, che vivono in mezzo ai pestiferati, che li curano, che presiedono agli spedali, sono i testimonii ai quali mi appello. Per quanto fossi persuaso nel fondo dell'animo mio che persone cui distingue il carattere e i talenti non mi avrebbero ingannato, pure condottomi un giorno allo spedale dei greci volli io stesso interrogare separatamente i becchini, e n'ebbi la conferma che ricercava...... Gli ebrei che per un pregiudizio mosaico non seppelliscono morti nè il Venerdì sera, nè il Sabbato, hanno potuto osservare che la rigidità è di durata. Nel tempo che mi trovava al Zante obbligato al letto per una febbre autunnale, diede fondo a quella rada un bastimento proveniente dalla Barbaria. Morì uno dell'equipaggio. Fu fatta la visita al cadavere dai medici della Sanità, e trovatolo contratto e duro quasi fosse una pietra, convennero non esservi dubbio di peste. S'accorsero dello sbaglio alla morte di un altro marinaro, comechè aveva due buboni.» (Valli, Della peste di Smirne, pag. 55-56).
Continuando nell'esame esterno del cadavere indicherò alcune altre osservazioni, che sebbene sieno soggette ad eccezioni e variazioni, sono però da risguardarsi come fenomeni che s'incontrano nel maggior numero de' casi.