La calamità si aumenta. Si ritorna a convocare i medici, e ad onta della grande mortalità, e della più chiara evidenza dei fatti, sono pur alcuni tra essi che negano esservi a Verona la peste — » [404]
Sdegnoso rifiuto di queste erronee opinioni — » [405]
Miserando spettacolo che offerivano i Lazzeretti, i luoghi da imbarco ed in generale tutta la città — » [406]
Muojono i medici, i chirurghi, a malgrado le poma d'ambra, ed altre sostanze odorose di cui facevano uso per preservarsi. Muojono gli assistenti, i sacerdoti, i becchini, i fornai. In luglio succede l'incendio del Monte di Pietà. L'infausto avvenimento fa accrescere la forza del contagio pel concorso delle persone accorse ad estinguerlo, e per la nuova angustia e spavento — » [409]
Mancano modi, luoghi, e ministri per seppellire i cadaveri. Si gettano nell'Adige. Orrendo e miserando spettacolo. Si dispera di tutto e di tutti. Si teme lo sterminio generale della città — » [406] e seg.
Leonardo Tedeschi medico e Canonico offre raro esempio di coraggio, di pietà, di carità generosa — » [407]
La Repubblica fa venire a Verona con grande stipendio Giovanni Hennisio medico di Augusta — » [409]
Viene ristabilito l'ordine nella città a merito delle cure del Valaresso — » [409] e 410
I luoghi del territorio però sono sempre più afflitti. Minora la peste in agosto. È presso che estinta in ottobre. Si ridesta qualche scintilla nella primavera successiva; ma ben presto ritorna la calma — » [411]
La peste ardeva contemporaneamente a Mantova, Modena, Cremona, Pavia, Bergamo, Brescia, Lodi, Parma, Piacenza, Lucca, Bologna, Torino, ed altri luoghi. A Lucca fu per la prima volta in Italia ordinato, che i medici, imitando i francesi, si vestissero di lunghe vesti incerate, ed incappucciati coi cristalli agli occhi assistessero così gl'infetti — » [407]