Il Re di Napoli ricercò a Venezia persone capaci e pratiche per eseguire gli espurghi a Messina. Da Venezia furono spediti all'effetto il Dott. Pietro Polacco, un Coadiutore, tre Guardiani, e due Bastazzi. Questa brigata arrivò a Messina in dicembre 1743, e diede tosto mano agli espurghi, che incominciarono l'undeci gennajo 1744 — » [639] e 640
Descrizione del modo con cui vennero eseguiti i detti espurghi, e delle sostanze che si usarono pei profumi — » [640] e 641
Nel tempo degli espurghi furono attaccate dal contagio 17 persone in alcuni casali contigui alla città, delle quali nove morirono, ma prese all'istante le opportune precauzioni il male non si dilatò — » [641]
Così in marzo si manifestò in Pezzòlo la peste, colà introdotta col mezzo di robe infette portatevi clandestinamente: undeci persone in tre famiglie ne furon colte. Ma interdette tutte le comunicazioni, e stabiliti rigorosi sequestri, si continuarono gli espurghi, ed ogni rio seme s'estinse — » [ivi]
Condotti felicemente a termine in ogni luogo gli espurghi, li 29 maggio 1744 Messina fu dichiarata libera e sana, riaperte tutte le comunicazioni, e ristabilito in ogni sua parte il commercio — » [641] e 642
Nell'anno 1745 regnando in Bosnia la peste, penetrò in Dalmazia in una villa del contado di Zara (Dobropoglie) e distrusse la maggior parte di quegli abitanti. Ma per l'energiche misure prontamente adottate dal Colonnello del contado co. Possedaria, il contagio si estinse senza altre conseguenze — » [642]
Nell'anno 1752 la peste fu portata in Algeri dalle Provincie Occidentali di quel Regno, dove infieriva da varii mesi, col mezzo di alcune persone infette giuntevi liberamente, secondo il costume di que' tempi in detti paesi. Serpeggiò occulta da principio per qualche tempo, sotto colore di malattie comuni, ma al soffiare di venti sciloccali umidi e soffocanti per varii giorni seguitamente si palesò in giugno con generale incendio nella città — » [643]
I Consoli delle varie Nazioni ed i Negozianti Europei si chiusero nelle loro case, muniti di tutto ciò ch'era necessario per vivere e preservarsi. I Kabaili (ossia Montanari), ed i Piskari (ossia confinanti col Deserto), fuggirono tutti, quindi mancarono le provvigioni per la città, non avendovi più chi volesse trasportarle. Il Governo fece intimare la forca ai fuggiaschi, ed obbligò le genti della campagna a vendere al solito, benchè più care, le loro derrate. Questo provvedimento sortì l'effetto, ma sparse di sì fatta guisa la pestilenza tanto ne' vicini che ne' rimoti villaggi, che la desolazione è divenuta presso che generale — » [643] e 644
In Algeri sono perite in quell'anno oltre cinque mila persone; un numero maggiore ne perì alla campagna — » [644]
Si osservò, che il caldo della stagione contribuiva all'aumento del male. Secondo che crescevano i gradi del calore, la forza pur del male aumentavasi, misurata dal numero degli infetti; — che nelle case all'aperto il numero dei morti è stato solo un terzo di quello degl'infetti, laddove negli spedali, a malgrado tutte le possibili assistenze, appena un terzo salvavasi; — che il Palazzo Reale, ossia il palazzo del Bascià, abitato da molta gente, e frequentato giornalmente da ogni sorte di persone, è stato immune dal contagio, non essendo stati attaccati che due soli schiavi che assistevano alla cucina reale. Ciò che dal volgo venne attribuito a prodigio — » [644] e 645